Draghi: “Tassi bassi a lungo”, ma si rincorrono voci su cambio strategia

13 ottobre 2017, di Alessandra Caparello

WASHINGTON (WSI) – “Sui salari ancora non ci siamo”, nonostante il mercato del lavoro sia in ripresa: grazie agli aiuti straordinari delle autorità di politica monetaria è stato possibile creare infatti 7 milioni di posti in area euro. Non usa mezzi termini il presidente della Bce Mario Draghi nel corso di un intervento a Washington al Peterson Institute, durante il quale ha sottolineato che la ripresa dell’economia non ha ancora profuso i suoi effetti virtuosi sulle retribuzioni.

Le notizie sono cattive e buone allo stesso tempo. Cattive, perché ci si era illusi che la ripresa ormai fosse innescata dieci anni dopo lo scoppio della crisi subprime che poi ha contagiato l’Europa con il propagarsi della crisi dei debiti sovrani; buone, perché significa che non verrà staccata presto la spina al bazooka monetario, sicuramente non a fine 2017 come in teoria sarebbe previsto. Allo stesso tempo il programma straordinario di Quantitative Easing potrebbe facilmente essere dimezzato.

“Sui salari sono stati fatti dei progressi, ma ancora non ci siamo. È vero che ci possono essere distorsioni, ma se si creano 7 milioni di posti di lavoro in quattro anni, i benefici sono talmente superiori che le distorsioni passano in secondo piano”.

Strettamente correlata al problema dei livelli salariali bassi è l’inflazione che è ancora a livelli bassi, ma su cui Draghi chiede maggior prudenza.

“Dobbiamo essere pazienti, persistenti e prudenti”.

Nel suo discorso a Washington il numero uno della Banca centrale europea ha rassicurato i mercati sulla politica accomodante:

“La politica di tassi negativi della Bce è stata un successo. I tassi resteranno bassi per un periodo prolungato di tempo, anche al di là del piano di acquisto di asset”. Le dichiarazioni non rappresentano una grossa novità rispetto alle ultime uscite di Draghi, ma rassicurano i mercati sul fatto che a ottobre il QE verrà esteso.

Cosa farà quindi la Bce a ottobre?

Proprio sulla politica accomodante e il massiccio programma di acquisti di obbligazioni, ci si attende comunque un ridimensionamento: alcune indiscrezioni parlando di un dimezzamento della portata. Allo stato attuale la Bce acquista ogni mese 60 miliardi di titoli di Stato e obbligazioni societarie ma entro la fine dell’anno il Quantitative Easing è destinato a esaurirsi.

Nel 2018 dovrebbe esserci una riduzione importante del programma di acquisto, ma non si ancora bene di quale entità. Sono da mettere in conto pertanto scossoni sui mercati finanziari. Draghi e gli altri funzionari del board vogliono comunque mantenere un basso profilo e conservare una certa flessibilità al fine di poter intervenire in caso di bisogno a sostegno dell’economia e per spingere più in alto l’inflazione.

Secondo le indiscrezioni delle principali agenzie di stampa, la Bce starebbe considerando l’idea di dimezzare il livello di acquisti dai 60 di oggi ai 30 miliardi di mese (lo scrive Bloomberg). Da parte sua Reuters , citando più di una fonte informata sui fatti, parla invece di una cifra tra i 25 e i 40 miliardi di euro al mese nell’ambito di un programma che verrebbe prolungato fino a settembre. Per ora la Bce non ha rilasciato alcun commento in merito.

Sui mercati valutari le parole di Draghi hanno provocato un saliscendi del cambio euro dollaro. Al momento il cross è assolutamente piatto in area $1,1828 (-0,02%)

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