Draghi: politiche Italia mettono a rischio Eurozona

26 novembre 2018, di Daniele Chicca

Gli ultimi dati macro a disposizione dall’ultima visita di Mario Draghi al parlamento europeo in settembre sono stati più deboli del previsto, ma non abbastanza da giustificare un cambio di strategia di politica monetaria da parte della Bce, anche perché la fase di difficoltà potrebbe essere temporanea.

Tanto è vero che gli ultimissimi numeri mostrano una qualche normalizzazione della produzione nell’industria automobilistica che è stata compromessa da fattori una tantum, come i venti di guerra commerciale.

Lo ha detto il presidente della Banca centrale, facendo intendere che la spina del Quantitative Easing verrà staccata dunque a fine anno come già annunciato. Draghi ha sottolineato inoltre che alla perdita di slancio hanno contribuito una serie di fattori tra cui un’espansione delle attività commerciali in frenata, ma anche alcuni elementi specifici di singoli paesi e settori. Vedi le politiche insostenibili di alcuni che mettono a rischio l’intera Eurozona.

Il riferimento velato è probabilmente soprattutto alla situazione italiana, che ha sfidato le autorità europee con una manovra finanziaria che non rispetta – secondo Bruxelles – gli impegni presi sul deficit strutturale dalla terza economia dell’area euro, e la seconda più indebitata della regione.

Detto questo, secondo Draghi che ha parlato dinanzi alla Commissione sugli Affari Economici e Monetari, un rallentamento è normale che avvenga quando i periodi di espansione giungono a maturità e la crescita converge più verso il suo potenziale a lungo termine.

Quanto all’andamento dei prezzi al consumo, secondo Draghi “ci sono valide ragioni per essere fiduciosi in una ripresa graduale dell’inflazione sottostante d’ora in avanti”.

Sul piano politico, le prossime settimane e i prossimi mesi saranno decisivi per la riforma dell’Unione monetaria europea secondo Draghi, che ha dato il suo sostegno all’idea franco-tedesca di un bilancio condiviso della zona euro. La Bce, inoltre, è aperta a rimettere in gioco l’ESM, per rendere più effettivo il meccanismo del fondo salva stati.

Sul Forex l’euro deve fare i conti con qualche ordine di vendita dopo le parole relativamente accomodanti di Draghi, con la moneta unica che si attesta a quota 1,356 dollari rispetto alla concorrente americana.

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