Dove investire e come tutelare i risparmi in tempo di Spread 

3 ottobre 2018, di Alessandra Caparello

L’incubo spread è tornato a riaffacciarsi sul mercato italiano dopo che il governo ha deciso di fissare l’asticella del rapporto tra deficit e Pil al 2,4% per tre anni, innescando pesanti ondate di vendite sul mercato dei titoli di Stato. La principale preoccupazione dei risparmiatori in questi momenti difficili è come tutelare i propri risparmi.

Qualche utile consiglio lo offre Andrea Franceschi sulle pagine de Il Sole 24 Ore.

La prima cosa da notare è che le tensioni di questi ultimi giorni non hanno innescato alcun effetto domino su altri mercati, cosa successa in passato. Ne consegue che può stare tranquillo chi ha un portafoglio ben diversificato  per esposizione geografica.

“Chi rischia di più è chi non ha seguito la regola area della diversificazione ed è esposto principalmente sull’Italia. Maggiore è la quota di portafoglio investita in classi di investimento italiane, maggiore è il rischio di registrare perdite”.

Il primo consiglio per limitare i danni, scrive il quotidiano, è non prendere decisione avventate in preda all’emotività. Tradotto in soldoni non fare nulla, aspettare che la tempesta passi altrimenti si rischia di commettere danni peggiori. Un esempio? L‘errore più comune sarebbe liquidare i BTp in questi giorni. Anche nel caso delle azioni, continua Franceschi, è sconsigliabile vendere ora.

Infine per chi ha un mutuo in corso, la principale preoccupazione è che con l’aumento dello spread aumenti il tasso di interesse variabile. Ma la risposta è negativa perché le rate del mutuo sono indicizzate ai tassi Euribor il cui andamento dipende dalla politica monetaria della Bce e non dal mercato dei titoli di Stato. In prospettiva se aumenta lo spread l’impatto potrebbe essere sui nuovi mutui.

“Sconsiglierei di comprare oggi Btp italiani con lunga scadenza, per esempio a 10 anni, magari perché attratti da un rendimento del 3%. Il gioco non vale la candela”.

Così Carlo Gentili, di Nextam partners, secondo cui anche chi ha in portafoglio titoli italiani che scadono a breve (entro un anno), dovrebbe resistere alla tentazione di vendere  per paura di un eventuale default.

“Anche nel caso di una dissoluzione dell’euro, lo scenario peggiore, non si tratta comunque di un processo immediato”. Nonostante le rassicurazioni degli esperti, è sempre consigliabile mettersi al riparo da possibili scenari cigno nero o anche soltanto parzialmente negativi, come nel caso di un braccio di ferro prolungato tra Italia e Ue sui conti pubblici.

Come dice il proverbio, “in tempo di guerra, ogni buco è trincea”.

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