Dopo paura per la stagnazione secolare tornerà “l’avidità”

13 marzo 2017, di Alberto Battaglia

La trappola della bassa crescita (la “low-growth trap”) evocata, fra gli altri, anche dalla Banca Mondiale richiederà di più della fiducia attuale riversatasi nei mercati finanziari affinché possa essere evitata: secondo Eric Peters, Chief investment officer presso One River AM per far fronte alla mole di debiti privati creati in questi anni ci sarà bisogno di anche “una forza economica robusta”.

 

In particolare, ricorda Peters nella nota di fine settimana, il credito in rapporto al Pil negli ultimi dieci anni è raddoppiato in Cina a 300%; negli Usa tale dato è al 350%. “Il tasso di crescita del credito in Cina è insostenibile e difficile da invertire” e siccome “questi loop finiscono quasi sempre male” ciò spiega perché i tycoon cinesi stanno investendo massicciamente fuori dai confini nazionali. Questo fenomeno ha provocato la reazione della banca centrale, che ha parlato di investimenti “non in linea con le politiche” e privi di “veri guadagni per la Cina”.

 
Eppure, Peters ritiene che gli investitori si muoveranno nuovamente verso la direzione “dell’avidità” dopo tanti anni di paure di stagnazione secolare, quella che ha portato all’emissione di 10mila miliardi di dollari di obbligazioni che producono interessi negativi. “Ora, questo potrebbe avere senso in una depressione deflazionistica”, conclude Peters, “ma l’economia globale non vede da anni una tale forte crescita ciclica sincronizzata. L’inflazione si sta altresì consolidando in tutto il mondo”. Peters, citando il ceo di Jp Morgan, Jamie Dimon, ritiene che gli “spiriti animali” che ora infiammano i mercati Usa si dirigeranno su asset più rischiosi.

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