DOLLARO, LA VANA LINEA BUNDCHEN-CHAVEZ

23 novembre 2007, di Redazione Wall Street Italia

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(WSI) –
Si sta diffondendo una tesi superficiale secondo cui il dollaro sarebbe oramai una moneta quasi defunta, che molti tra quelli che operano sui mercati internazionali si appresterebbero ad abbandonare (da Gisele Bündchen a Hugo Chávez: leggere l’articolo PERFINO LE TOP MODEL ABBANDONANO IL DOLLARO). Questa tesi è stata avvalorata con l’argomento che gli Usa stavano per precipitare nella recessione. E la Federal Reserve per evitarla avrebbe tagliato di tassi di 0,75 punti. Spaventati da tutto ciò i risparmiatori avrebbero venduto i dollari. Dopo la pubblicazione dei testi della discussione in seno alla Fed si è potuto constatare che le sue previsioni sono differenti.

La crescita del pil degli Usa è stimata attorno al 2,5 per cento per il 2008, con un tasso di inflazione fra l’1,8 e il due per cento. Dato che la recessione non è in vista e che la Fed non appare spaventata, per sostenere che è in corso la fuga dal dollaro si è fatto riferimento alla circostanza che alcuni stati arabi produttori di petrolio hanno deciso di abbandonare la loro parità fissa col dollaro. Ciò significa solo che essi avendo un surplus di bilancia dei pagamenti e una ampia scorta di dollari, lasciano che la loro moneta si rivaluti, seguendo (finalmente) la logica del mercato. Ma questo non implica che smettano di commerciare in dollari o di comperare titoli e beni negli Usa ove ciò sia conveniente. Passare dal dollaro ad altre valute, nelle attività commerciali internazionali, è molto complicato, perché euro, sterlina o yen non hanno un mercato di ampiezza paragonabile a quello del dollaro.

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La sola mossa possibile è quella di accrescere l’uso di monete alternative al dollaro nelle loro aree di riferimento. Il che comporta cambiamenti solo per nuovi contratti. Un processo che implica complicazioni e rischi e richiede tempo. Quanto ai paesi come la Cina con 1,3 miliardi di dollari nelle sue riserve bancarie o il Giappone con circa 900, non sono certo disposti a vendere dollari in massa, facendone cadere la quotazione, perché ciò determinerebbe per loro un enorme danno patrimoniale. Il dollaro è debole perché la bilancia dei pagamenti degli Usa è stata troppo tempo in deficit. Ma più il deficit si ridurrà, più il quadro muterà. E del dollaro non si può fare a meno.

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