Dollaro e sterlina protagonisti. Borsa Milano, fari su Mediaset

18 gennaio 2017, di Laura Naka Antonelli

E’ il Day After del discorso della premier britanica Theresa May, che ha confermato l’addio del Regno Unito al mercato unico europeo, e delle dichiarazioni di Donald Trump che hanno affossato il dollaro. La valuta ha sofferto il tonfo più forte dallo scorso luglio, scontando le dichiarazioni di Trump, secondo cui il dollaro sarebbe troppo forte. Mentre prosegue a Davos il World Economic Forum, il mondo intero aspetta l’insediamento ufficiale alla Casa Bianca del presidente Usa.

Sempre sul valutario, occhio alla sterlina, che ha beneficiato del discorso di May, mentre lo yen- insieme all’oro, ha fatto dietrofront per la prima volta in otto giorni.

Sul Ftse Mib di Piazza Affari, focus sul calo di Mediaset.

Mediaset ha reso noto con un comunicato di prevedere un miglioramento del risultato prima degli oneri finanziari (Ebit) delle attività media italiane di 468 milioni al 2020. La raccolta pubblicitaria dell’anno scorso è salita del 4% (+2,8% senza considerare il contributo del polo radiofonico acquisito nel 2016).

Sugli altri listini azionari, Shanghai ha guadagnato – appena lo 0,14% – sulla scia delle speranze, alimentate dal discorso del presidente della Cina Xi Jinping a Davos, che lo stato agisca per assicurare la stabilità dei mercati. Hong Kong ha continuato la sua corsa con un rialzo superiore all’1%, balzando al massimo dallo scorso novembre, mentre Tokyo (Nikkei +0,43%) ha azzerato le perdite. In generale, l’azionario asiatico si è stabilizzato vicino al minimo in tre mesi, con gli investitori che hanno interpretato la preoccupazione di Trump sul dollaro come un fattore che potrebbe sostenere alcune borse dell’area.

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18 gennaio 20179:07

Avvio positivo per l’indice dell’azionario europeo Stoxx Europe 600.

18 gennaio 20179:08

I settori migliori e peggiori dello Stoxx Europe 600, l’indice di riferimento dell’azionario europeo.

18 gennaio 20179:09

Dopo qualche minuto dall’inizio delle contrattazioni a Piazza Affari, l’indice Ftse Mib è sotto pressione, e cede lo 0,16%, a 19.265,96 punti.  Così gli altri, tra i principali listini azionari europei.

18 gennaio 201710:45

La sterlina oggi è sotto pressione, dopo il rally messo a segno nella giornata di ieri e alimentato dalle dichiarazioni del premier britannico Theresa May sul rischio Brexit.

18 gennaio 201710:46

Petrolio in rialzo, beneficia della debolezza del dollaro, anche se i guadagni vengono frenati dalle aspettative di una crescita della produzione negli Stati Uniti.

18 gennaio 201711:54

Prosegue la cautela sui principali mercati azionari europei. Sull’indice Ftse Mib, tra i titoli migliori: Ferragamo +1,26%, Azimut Holding +1,14%, Campari +0,97%, Tenaris +0,91%. Tra i peggiori Generali -1,9%, Luxottica -1,32%, Telecom Italia -0,96%, UnipolSai -0,65%-

18 gennaio 201712:40

L’oro ritraccia nella sessione odierna, dopo aver testato il massimo in otto settimane.

18 gennaio 201712:40

Vendite sulla sterlina dopo il rally della vigilia.

18 gennaio 201714:48

Il rischio principale per gli investitori non è tanto quello di perdere il treno di una corsa storica degli indici azionari, agli estremi visti nel 1929 e 2000, bensì quello di non prevedere in tempo un ritracciamento che secondo i calcoli aritmetici di John Hussman, gestore del fondo di investimento Hussman Funds, potrebbe anche essere del meno 50-60% dai massimi.

Le variazioni percentuali rispetto ai livelli standard pre bolla dell’indice S&P 500, sono del 120-150% sopra i valori storici. Questo grafico implica una perdita del 50-60% per il listino allargato rispetto ai massimi del ciclo attuale.

18 gennaio 201715:09

È importante coprirsi dal rischio di un rialzo dei tassi della Fed, reso molto probabile dalle manovra di Trump di maxi stimolo fiscale e investimenti nelle infrastrutture, che tenderanno a far tornare l’inflazione con prepotenza. Dall’altro lato, però, è anche importante ripararsi dal rischio di un rialzo dei tassi negli Stati Uniti ma è anche fondamentale coprirsi contro il rischio che i tassi restino bassi a lungo. Se i tassi restano su livelli contenuti o comunque salgono con cautela, gli investitori a caccia di rendimenti potrebbero investire una parte del loro portafoglio obbligazionario in titoli del reddito fisso a medio termine che garantiscono ritorni da investimento buoni.

L’obiettivo della Federal Reserve è quello di alzare gradualemente i tassi di riferimento nel 2017 e oltre, senza interrompere la fase di crescita economica, sulla falsa riga di quanto si è visto nel 2004-2006. Secondo gli analisti si tratta di una possibilità molto conreta. Negli Stati Uniti l’inflazione è stata in media del 3% se si guarda alle serie storiche e la Fed punta a fare arrivare i tassi Fed Funds intorno a questi livelli.

I tassi a medio termine dovrebbero stabilizzarsi poco sopra quei livelli, il che compenserebbe per il rischio addizionale corso dagli investitori che decidono di comprare debito per un periodo più lungo di tempo. Ma non c’è margine di errore e il rischio di mancare i propri obiettivi è alto. Il rischio di un bel balzo dell’inflazione resta elevato, infatti, e gli investitori che si aspettano di vedere un ritorno dell’inflazione farebbero meglio ad adattare i propri portafogli di conseguenza per tempo, perché altrimenti potrebbero non essere in grado di reagire prima che sia tardi. Gli investitori nel mercato obbligazionario, in breve, dovrebbero sperare il meglio ma prepararsi al peggio.

18 gennaio 201715:12

È importante coprirsi dal rischio di un rialzo dei tassi della Fed, reso molto probabile dalle manovra di Trump di maxi stimolo fiscale e investimenti nelle infrastrutture, che tenderanno a far tornare l’inflazione con prepotenza. Dall’altro lato, però, è anche importante ripararsi dal rischio di un rialzo dei tassi negli Stati Uniti ma è anche fondamentale coprirsi contro il rischio che i tassi restino bassi a lungo. “Se i tassi restano su livelli contenuti o comunque salgono con cautela, gli investitori a caccia di rendimenti potrebbero investire una parte del loro portafoglio obbligazionario in titoli del reddito fisso a medio termine che garantiscono ritorni da investimento validi”.

A dirlo è Paul Jacobs, chief investment officer della società di pianificazione finanziaria Palisades Hudson Financial. L’obiettivo della Federal Reserve è quello di alzare gradualmente i tassi di riferimento nel 2017 e oltre, senza interrompere la fase di crescita economica, sulla falsa riga di quanto si è visto nel 2004-2006. Secondo gli analisti si tratta di una possibilità molto concreta. Negli Stati Uniti l’inflazione è stata in media del 3% se si guarda alle serie storiche e la Fed punta a fare arrivare i tassi Fed Funds intorno a questi livelli.

I tassi a medio termine dovrebbero stabilizzarsi poco sopra quei livelli, il che compenserebbe per il rischio addizionale corso dagli investitori che decidono di comprare debito per un periodo più lungo di tempo. Ma non c’è margine di errore e il rischio di mancare i propri obiettivi è alto. Il rischio di un bel balzo dell’inflazione resta elevato, infatti, e gli investitori che si aspettano di vedere un ritorno dell’inflazione farebbero meglio ad adattare i propri portafogli di conseguenza per tempo, perché altrimenti potrebbero non essere in grado di reagire prima che sia tardi. Gli investitori nel mercato obbligazionario, in breve, dovrebbero sperare il meglio ma prepararsi al peggio.

18 gennaio 201715:15

Sul valutario il dollaro rimbalza dopo il dietrofront di ieri.

18 gennaio 201715:16

I future sui principali indici della Borsa Usa indicano che l’avvio di Borsa sarà positivo a Wall Street dopo la pubblicazione delle trimestrali di Goldman Sachs – che ha stracciato le stime sugli utili – e Citigroup, che i trader sono ancora impegnati a digerire.

18 gennaio 201715:22

Goldman Sachs ha comunicato di aver assistito nel quarto trimestre dell’anno a un aumento degli utili di $2,35 miliardi, o $5,08 per azione, rispetto agli $1,27 per azione dello stesso periodo del 2015, quando il colosso bancario concluse un contenzioso con il dipartimento di Giustizia Usa, accettando di pagare $5 miliardi.

18 gennaio 201715:37

Avvio di sessione cauto per gli indici di Wall Street, nonostante le ultime notizie arrivate dal fronte economico, che hanno visto protagonista l’indice della produzione industriale, balzato al ritmo più solido in due anni. Gli investitori sembrano guardare al lato negativo della buona crescita dell’economia, ovvero quello dell’inflazione. D’altronde, sempre oggi è stato reso noto l’indice dei prezzi al consumo, che su base annua è balzato +2,1%, al ritmo più forte dal giugno del 2014.

18 gennaio 201715:40

Citigroup ha reso noto di aver riportato nel quarto trimestre del 2016 un utile netto per $3,57 miliardi, o $1,14 per azione, in rialzo rispetto ai $3,34 miliardi, o $1,02 per azione, dello stesso periodo dell’anno precedente. Il risultato è stato migliore delle attese, dal momento che gli analisti intervistati da FactSet avevano previsto un attivo per azione di $1,12. In calo il titolo che cede oltre -1%, così come anche quello di Goldman Sachs, che si conferma tra i peggiori del Dow Jones, nonostante quest’ultima abbia superato le aspettative.

18 gennaio 201717:45

Tra gli altri mercati, su quelli energetici il contratto sul petrolio Wti scambia a circa 52 dollari al barile, mentre sul valutario il cambio euro dollaro si attesta poco sotto quota $1,069. IL biglietto verde si è rafforzato fino a un massimo di giornata sullo yen dopo i dati sull’inflazione americana di dicembre rivelatisi in linea con le attese. Sul reddito fisso, lo spread tra Btp e Bund decennale scambia a 159 punti base, con il rendimento del decennale italiano all’1,95%.

18 gennaio 201717:47

Chiusura contrastata per le Borse europee, con l’indice EuroStoxx50 che si attesta a +0,24%. Chiudono in denaro Asml Holding (+6,7%), Bayen, EOn e Adidas. Perdono terreno invece Ing, Essilor, Axa e Bnp Paribas.

Da parte sua Piazza Affari chiude invece in rialzo con il listino delle bue chip Ftse Mib che guadagna lo 0,32%. Richieste le Creval sulla scia dei rumor di una fusione con Pop Emilia. Bene anche Tenaris, Ferragamo, Campari e Unipol. In calo invece Buzzi, Generali e Telecom Italia.

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