Divorzio “islamico” ispirato alla sharia: in Europa non vale!

16 settembre 2017, di Giovanni Falcone

Divorzio “islamico” ispirato alla sharia: in Europa non vale!

 

Una coppia siriana, con cittadinanza e residenza in Germania aveva richiesto alle autorità locali il riconoscimento del divorzio ottenuto da un Tribunale religioso della sharia allocato in Siria.

In quella occasione, la moglie aveva acconsentito alla separazione.

Di fronte alla inusuale richiesta, il Tribunale superiore di Monaco deputato a decidere, ha chiesto aiuto agli “eurogiudici” il cui giudizio è stato tranchant.

Il divorzio “islamico” ispirato dalla sharia in Europa non vale, bocciato perché, si ritiene, discriminatorio nei confronti dei diritti della donna anche se quest’ultima ha manifestato il suo assenso.

Lo ha affermato l’avvocato generale della Corte di giustizia dell’Unione Europea nelle conclusioni depositate ieri – C-372/16 – con le quali ha chiarito che una discriminazione <<fondata sull’appartenenza dei coniugi all’uno o all’altro sesso, riveste una gravità tale da dover comportare il rigetto assoluto, senza alcuna possibilità di eccezione nel singolo caso concreto, della totalità della legge altrimenti applicabile>>.

La donna, nella vicenda in commento e secondo le regole della “sharia”, aveva dovuto firmare una dichiarazione con la quale accettava una somma di denaro e liberava il marito da ogni obbligo nei suoi confronti.

Alla richiesta dell’uomo rivolta ai giudici tedeschi per ottenere il riconoscimento, peraltro autorizzato in prima battuta, la moglie si era opposta  e il Tribunale regionale prima di decidere si è rivolto a Lussemburgo per l’interpretazione del Regolamento n.1259/2010 sull’attuazione di una cooperazione rafforzata nell’ambito della legge applicabile al divorzio e alla separazione personale (“Roma III”), in vigore in Germania dal 2012.

L’avvocato della Corte intervenuto nella vicenda ha anche escluso l’applicazione del Regolamento ai divorzi cosiddetti privati pronunciati all’estero.

In ogni caso la soluzione è stata fornita dal contenuto dell’articolo 10 del ripetuto Regolamento che impedisce l’ingresso di leggi straniere che, anche solo in astratto mostrano una discriminazione tra coniugi che certo sussiste se non ci sono pari condizioni di accesso al divorzio.

In questi casi scatta la tutela dei diritti fondamentali e dei valori comuni dell’Unione Europea, chiudendo la strada ad un sistema giuridico – come quello islamico – con non attribuisce alla moglie analoghe condizioni di accesso al divorzio regolarmente riconosciute invece al marito.

Bene se ogni tanto ci ricordiamo di stare in Europa e il rispetto delle nostre regole prima di tutto.

L’islam con tutti i suoi Codici, come giustamente hanno stabilito i Giudici, lasciamoli vivere laddove sono nati.

Lunga vita alla Giustizia della Corte Europea!

 

 

 

 

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