Dijsselbloem: “sotto Usa per troppo tempo, Europa sia più indipendente”

20 gennaio 2017, di Laura Naka Antonelli

Con Trump al potere, l’Europa diventerà per caso più indipendente dagli Stati Uniti, uscendo dall’ombra e riconquistando potere nello scacchiere geopolitico – ma anche economico – mondiale? E’ quanto viene da chiedersi nell’ascoltare le dichiarazioni che Jeroen Dijsselbloem ha rilasciato a Davos, nell’ultima giornata di lavori del World Economic Forum, parlando in una conferenza sull’Europa organizzata dalla CNBC.

Siamo stati sotto l’ombrello dell’America per davvero molto tempo, per l’intero periodo successivo alla Guerra Mondiale. Se dovessi prendere seriamente il presidente eletto, e penso che così dovrei fare, dovrei pensare che quell’ombrello per certi versi non ci sarà più. E questa potrebbe essere una cosa positiva per l’Europa“.

Continuando, Dijsselbloem ha lanciato l’interrogativo:

Forse dovremmo lasciare casa. Forse dovremmo diventare più indipendenti”.

La stessa cosa Dijsselbloem l’aveva detta nell’intervista rilasciata al quotidiano La Repubblica e pubblicata nella giornata di ieri:

“L’Europa deve crescere e diventare indipendente. Per un lungo periodo nel dopoguerra siamo stati economicamente e politicamente dipendenti dagli Stati Uniti. Trump non vuole né è adatto a interpretare questa figura paterna. Dunque siamo da soli, dobbiamo cercare nuovi amici e crescere. Dobbiamo rafforzare il progetto europeo, certo non lasciarlo disintegrare. Ma Trump è anche un negoziatore, che negozia in modo aggressivo e intimidatorio, ma sa quando ha bisogno di un accordo. Non dobbiamo essere troppo nervosi per questi toni”.

Dijsselbloem: UK paradiso fiscale, “molti danni” a rapporti con Ue

Diverse le dichiarazioni che il numero uno dell’Eurogruppo ha rilasciato in queste ultime ore da Davos. Dijsselbloem si è scagliato in modo particolare contro le proposte di trasformare il Regno Unito in una sorta di paradiso fiscale, con la sua definitiva uscita dall’Unione europea attraverso la Brexit.

Una decisione, ha detto, che arrecherebbe “molti danni” alla reputazione del Regno Unito e alle relazioni, ovviamente, tra il paese e Bruxelles.

“Non credo che chi ha votato per la Brexit intendesse trasformare il paese in un regime fiscale a favore delle multinazionali. Per favore, non arriviamo a quel punto. Penso che non sarebbe produttivo e creerebbe danni. Torniamo ad affrontare altre questioni realistiche”.

Sempre sulla Brexit Dijsselbloem ha affermato:

“Ne parleremo ancora tra 20 anni, quando il Regno sarà dove si trovava negli anni ’70”.

Dijsselbloem su banche e Italia. Nessun dietrofront su austerity

Nella stessa intervista rilasciata a La Repubblica, il ministro delle finanze olandese ha affrontato anche la questione dell’Italia, e dei problemi che affliggono il suo sistema bancario.

“Quando le persone mi chiedono se si prospetti una nuova crisi bancaria in Italia, io rispondo di no, che, al contrario, c’erano dei vecchi problemi che stanno venendo gestiti. Si tratta di uno sviluppo molto positivo che aiuterà la ripresa. E’ cruciale che questa operazione avvenga all’interno delle regole dell’unione bancaria, ma penso questo sia possibile. Inoltre, l’attenzione della stampa internazionale si è concentrata sul Monte dei Paschi di Siena, ma altre banche stanno venendo ricapitalizzate e ristrutturate sul mercato, si pensi ad UniCredit. Sono molto più ottimista a riguardo rispetto a molti critici internazionali. Infine ci sono stati episodi di mis-selling: si tratta di un problema sociale, per cui sono necessari anche degli strumenti di compensazione.

Nessuna marcia indietro da Dijsselbloem sulla necessità che i paesi appartenenti all’Unione europea tengano sotto controllo i conti pubblici. Il funzionario ha negato anche che l’austerity possa tradursi alla fine in una debolezza del PIL.

“Non è vero dire che l’aggiustamento fiscale sia la causa di una crescita debole. Il Patto ci dice che c’è bisogno di un bilancio pubblico in ordine, e bisogna raggiungere quest’obiettivo passo dopo passo. L’Italia ha ancora dei problemi di finanza pubblica, il principale è il debito pubblico, che è ancora molto alto, ma permettiamo ai Paesi, tra cui l’Italia, di risolvere questi problemi passo dopo passo. Lasciare che il deficit torni a salire, o che il debito pubblico. il debito continui a salire, quello sarebbe un passo indietro. Dobbiamo continuare a fare progressi”.

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