Deutsche Bank: “Creare Eataly del lusso per dare scossa al sistema”

17 novembre 2017, di Mariangela Tessa

La moda e il lusso italiano hanno risorse, idee e talenti, ma non sono valorizzati come dovrebbero a livello di sistema. Una soluzione coraggiosa sarebbe dunque necessaria per dare vita a un conglomerato italiano del lusso sul modello francese o quanto meno lanciare una sorta di Eataly del lusso.

E’ la “provocazione” fatta dall‘analista di Deutsche Bank, Francesca Di Pasquantonio, ieri in occasione del Fashion&Luxury Summit organizzato in collaborazione tra Pambianco e la banca tedesca.

Sull’importanza di fare sistema, un esempio per tutti è rappresentato dal connubio turismo/moda. Oltre la metà della domanda globale – ricorda l’analista –  è generata dai turisti e il canale “travel retail”, che non è minacciato dalla competizione dell‘e-commerce, può rappresentare fino al 10% del fatturato. In questo caso il “fare sistema” è un volano chiave che passa da un‘alleanza lusso/turismo, dal coinvolgimento delle istituzioni per facilitare i visti turistici concessi ai cinesi o potenziare il sistema degli aeroporti.

Che l‘unione faccia la forza è dimostrato, secondo l‘analista, dai conglomerati francesi come Lvmh e Kering che possiedono un insieme di capacità difficile da replicare per i monobrand. Di qui le due sfide lanciate ieri: prima fra tutte quella tanto spesso invocata di avviare anche in Italia un processo di aggregazione dei marchi, che spesso hanno dimensioni ridotte e un potenziale inespresso.

L‘altra è tentare la strada di un ‘Eataly’ della moda: creare un contenitore retail che possa mettere insieme marchi di qualità italiani che non avrebbero da soli la forza di aprire sulla Fifth Avenue a New York. In fondo, ricorda Di Pasquantonio, il Made in Italy è il terzo brand al mondo secondo Google.

Ma veniamo i numeri. La sua stima è che per il lusso il 2017 si chiuderà con una crescita del 6-7% a tassi costanti rispetto allo scorso anno, in accelerazione rispetto alle previsioni di alcuni mesi fa e trainando con sé il Made in Italy. L‘Italia grosso modo dovrebbe seguire il trend, ma potrebbe fare molto meglio.

Il fulcro della crescita continua ad arrivare dalla Cina, che rappresenta più di un terzo della domanda, ma si registrano anche un ritorno del consumatore europeo, una crescente spinta dal travel retail e un protagonismo dei Millennials, non solo in quanto consumatori, ma anche in virtù del loro potere di ispirare le scelte d’acquisto della ben più facoltosa generazione X.

Pur in crescita, la domanda diventa quindi più complicata da soddisfare, con un consumatore più evoluto, esigente, delocalizzato e differenziato per età e provenienza, e ciò spiega perché si assista a dinamiche di mercato sempre più concorrenziali e a una polarizzazione dei risultati e delle proposte, che in molti casi stanno premiando scelte aziendali e creative forti.

 

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