Dazi Usa: Trump non risparmia Ue, rilancia con le auto

12 marzo 2018, di Mariangela Tessa

Mentre è partito il conto alla rovescia sull’entrata in vigore, il prossimo 23 marzo, deli nuovi dazi decisi dal presidente Usa, Donald Trump, su e l’allumino, i fari di esperti e politici sono concentratati sulle conseguenze che le nuove tariffe avranno sull‘Unione Europea. Il timore è che queste tensioni portino a una guerra commerciale dalle conseguenze globali. Molti paesi potrebbero rispondere alla decisione degli Stati Uniti innescando una reazione a catena che rischia di compromettere la ripresa economica, soprattutto di quelle economie dipendenti dall’export.

Lo stesso Trump, durante il fine settimana non si è lasciata sfuggire l’occasione per ribadire su Twitter le condizioni per evitare una guerra commerciale:

“L’Unione Europea, fatta da paesi meravigliosi che nel commercio trattano gli Stati Uniti molto male, ora si lamenta delle tariffe su acciaio e alluminio. Se loro abolissero le loro orribili tariffe sui prodotti che gli Stati Uniti esportano là, noi faremmo lo stesso togliendo le nostre. C’è un grosso deficit. Altrimenti tassiamo le automobili. GIUSTO”.

Intanto, lo scorso il 9 marzo, dopo l’incontro con Robert Lighthizer, rappresentante per il Commercio estero degli Stati Uniti, Cecilia Malmström, commissaria al Commercio dell’Unione Europea,  ha scritto che

“non è stata fatta immediata chiarezza sulle procedure statunitensi previste per l’esenzione” dai dazi e che un nuovo incontro è previsto questa settimana a Parigi. Riferendosi agli Stati Uniti, Malmström ha aggiunto: “Siamo amici, siamo alleati. Contiamo di essere esclusi” dai dazi”.

A Bruxelles c’è preoccupazione e anche un po’ di irritazione per la sortita inattesa del presidente Usa Donald Trump di imporre un dazio del 25% sull’acciaio e del 10% sull’alluminio importato dall’estero, fatta eccezione per alcuni paesi come Messico e Canada. Trump ha lasciato la porta aperta all’esenzione dai dazi anche per l’Australia, offrendo agli altri paesi esportatori la possibilità di discutere “misure alternative” per limitare le minacce alla sicurezza nazionale che, secondo gli Usa, derivano dalle loro importazioni.

A questo proposito, sabato scorso, il segretario al Tesoro Usa, Steve Mnuchin, ha lasciato intendere in un’intervista alla rete televisiva Cnbc che una delle “misure alternative” potrebbe essere un aumento del contributo finanziario dei paesi destinatari dei dazi al bilancio della Nato

 

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