Dalla Svizzera: “Euro è condannato a sparire”

7 dicembre 2017, di Daniele Chicca

“L’euro è destinato a sparire”, secondo Pierre Kunz. Il presidente svizzero dell’Istituto nazionale di Ginevra ed ex deputato del partito Liberale Radicale (PLR) ha lanciato un appello per una rifondazione totale del progetto europeo e per l’abbandono della moneta unica, le cui condizioni di sopravvivenza non sono mai state completamente soddisfatte.

L’ex deputato del Grande Consiglio Federale Svizzero, che gestisce un blog sul sito del quotidiano de La Tribune de Geneve, sostiene che l’Europa rischia di implodere sotto gli effetti delle problematiche sociali, economiche e politiche che non riesce a superare perché il suo modello, che non ha intenzione di cambiare nonostante i suoi difetti, non è più adatto al nuovo mondo in cui ci troviamo.

“Questo nuovo mondo è quello delle nuove tecnologie, dell’informazone istantanea e universale, ma anche quello della ‘fine della mondializzazione‘ come ha sintetizzato François Lenglet, quello del ritorno dei popoli, dell’interesse e indentità nazionale, del protezionismo regionale, della concorrenza amministrata tra i grandi blocchi economici del mondo”, osserva il politico sul quotidiano Le Temps.

Europa: un orientamento testardo e irrazionale

Le autorità devono rimettere in causa le fondamenta su cui si è basata fino a oggi la politica europea dell’ultimo mezzo secolo, di quello che è stato definito “il progresso sociale” e devono ripensare il modello economico al quale siamo abituati, ossia quello della crescita attraverso i consumi. Bisogna creare un nuovo progetto che si basi sul produttore e non più sul consumatore.

“È il primo stadio, quello essenziale. Nel mirino dei riformatori deve essere la priorità. Non si tratta di prepararsi alla decrescita, fonte di disuguaglianze di reddito e di problemi sociali molto più gravi di quelli che si additano al capitalismo, bensì della capacità da parte dell’Europa di competere con le potenze emergenti. Per farlo serve un nuovo progetto di società“.

 

Libero scambio regionale e fine dell’euro

Servirebbe un piano per un’Europa federalista con meno accentramento dei poteri, spiega il politico svizzero, che abbandoni le sue procedure, le sue direttive e regolamenti, i suoi tecnocrati senza più contatto con la realtà, che vivono a Bruxelles nell’ignoranza di quello che succede ai popoli dei singoli Stati, quali sono le loro speranze, i loro problemi.

L’Europa che nascerebbe dalle ceneri del progetto dell’euro, nell’ideale di Kunz, “dovrebbe ridistribuire a suoi Paesi membri una buona parte di poteri, sovranità e fiscalità, mettendo fine alla libera circolazione delle persone come è in vigore oggi” e che ha contribuito – malgrado chi provi ancora a negare l’evidenza – a provocare la Brexit.

Quanto all’euro, “è condannato a sparire perché le condizioni della sua sopravvivenza, ossia il rigore di bilancio degli Stati membri dell’Unione, non sono state mai veramente rispettate”. Sparirà così anche la Bce, a meno che non trovi un ruolo meno ambizioso. Le misure di espansione monetaria straordinarie di Mario Draghi “non hanno permesso di raggiungere gli obiettivi promessi”, secondo Kunz.

Nel suo ultimo libro sulla moneta unica europea Joseph Stiglitz, premio Nobel per l’Economia, dichiara che l’euro non ha mai rispettato le attese e che è molto improbabile che porti i benefici promessi. Perché tanto pessimismo? Semplicemente perché – per usare le parole dell’illustre economista “nessuno si immagina la Germania impegnarsi istituzionalmente a inondare anno dopo anno i deficit di bilancio dei paesi del Sud d’Europa”.

Il solo modo di salvare l’euro, secondo lui, sarebbe quello di fare più politica in Europa, un’altra condizione altamente improbabile. Stiglitz consola coloro i quali credono ancora nel progetto dell’euro e che verranno deluso dalla sua fine, ricordando “non sarà la fine del mondo, le monete in fondo nascono e muoiono“.

Hai dimenticato la password?