Dai consulenti il grido d’allarme per i margini della professione

25 ottobre 2017, di Massimiliano Volpe

Dall’evento ConsulenTia di Torino sono emersi i dubbi dei consulenti circa la tenuta dei margini reddituali per fare fronte ai nuovi obblighi di trasparenza e di maggiori competenze

 

Mancano solo poche settimane all’ingresso a regime della direttiva europea Mifid 2 e per i consulenti finanziari è tempo di entrare nel vivo della nuova regolamentazione. L’occasione per fare il punto sull’allineamento tra le reti di distribuzione e società di gestione è stato fornito dall’evento ConsulenTia17 organizzato dall’Anasf che si è tenuto a Torino nei giorni scorsi e a cui hanno partecipato oltre 1.200 professionisti del settore finanziario. Tra questi molti anche non iscritti all’Associazione. L’incontro ha permesso di fare luce su molti aspetti che toccano da vicino l’attività quotidiana dei singoli consulenti finanziari abilitati all’offerta fuori sede.
La nuova direttiva ricomprende infatti nella cornice operativa tutte le attività che il consulente svolge nella pratica quotidiana con i propri clienti effettivi o potenziali. Il quadro normativo sta cambiando e il ruolo del consulente finanziario tenderà a evolvere con esso.
L’interesse degli operatori è rivolto soprattutto ai maggiori oneri di cui dovranno farsi carico, legati alla maggiore trasparenza richiesta verso i clienti e al livello di servizio erogato dal consulente che dovrà essere adeguato ai costi sostenuti dai risparmiatori.

Previsto un servizio di consulenza più accurato
“Il modello di servizio basato sulla consulenza valorizza il professionista quale è già oggi, proiettandolo nel futuro prossimo con una responsabilità ancora maggiore nei confronti dei risparmiatori italiani e soprattutto di coloro che diventano investitori. Il modello del consulente finanziario, in quanto caratterizzato dall’offerta di un servizio completo al risparmiatore, prescinde in ogni caso dalle modalità di remunerazione”, ha spiegato Maurizio Bufi, presidente dell’Anasf. Come già chiarito anche in altre sedi le reti di consulenza hanno preferito mantenere il criterio attuale di remunerazione della forza vendita basato sulle retrocessioni da parte delle società prodotto rispetto a quello a parcella previsto per la consulenza di tipo indipendente.
“Gli ambiti su cui ci dobbiamo misurare sono quelli che più impattano sulla nostra attività e cioè: il servizio di consulenza in materia di investimenti, l’informativa su costi e oneri, le conoscenze e competenze del personale” ha proseguito Bufi. In questo senso l’attività svolta dal consulente sembra quindi destinata ad aumentare. Sono pertanto molti gli aspetti nuovi a cui guardare. Per esempio, il fatto che tutti i consulenti dovranno presentare un livello di competenza adeguato. La novità eleva lo standard di qualità della consulenza finanziaria e richiede di accrescere le esperienze e le conoscenze.
Ma non solo. Secondo Andrea Orsi, deputy head Italia di M&G, “la nuova direttiva è uno stimolo a migliorare la qualità dei prodotti che creiamo. Rispetto al passato diventa anche più importante essere coerenti a livello di propositività delle singole soluzioni rispetto a quella che è la profilatura di rischio del cliente finale”.

Margini visti in calo per i consulenti
Recenti studi hanno evidenziato che i costi della distribuzione finanziaria in Italia sono più alti del 20-30% rispetto al resto d’Europa e agli Stati Uniti. Proprio su questo aspetto si è concentrato maggiormente l’interesse dei consulenti finanziari. A Torino Bufi non ha mancato di manifestare perplessità sulla possibile riduzione dei guadagni per i consulenti, a seguito dell’abbassamento dei margini derivante dall’effetto congiunto di normativa e concorrenza. Elevare gli standard qualitativi tenderà proprio ad aumentare i costi dell’attività.
Dai rappresentanti delle reti di consulenza presenti a Torino sono giunte rassicurazioni a tal proposito ma tra i professionisti le perplessità rimangono. Bisognerà quindi attendere ancora qualche mese per capire come evolverà uno dei punti più delicati della direttiva. Una delle ricette per fare fronte al calo dei ricavi è rappresentata dall’aumento del patrimonio di ogni consulente ma questo è possibile fino a un certo limite. Sul tema dei costi si è espresso anche Donato Savatteri, responsabile per l’Italia di T.Rowe Price secondo il quale è necessario confrontarli con gli obiettivi di investimento che si intendono perseguire e non solo in termini assoluti. “In quest’ottica il raffronto tra il Ter di un fondo attivo e di uno passivo ha poco senso” ha chiarito Savatteri.

Ancora aperti i lavori sull’Albo Unico
Nel corso della due giorni di Torino il presidente dell’Anasf si è espresso anche sulla riforma dell’Albo unico dei consulenti finanziari, che è in cantiere e oggetto di un’apposita consultazione della Consob. “C’è tutta la disponibilità dell’Associazione a collaborare a un nuovo impianto di rappresentanza equo, democratico ed efficiente, quale quello che fino a oggi, brillantemente, ha gestito l’albo di categoria. A questo proposito, desidero ricordare che tra i principi di equità, ce n’è uno che fa rima con quantità. La rappresentanza si pesa, non si conta”, ha spiegato Bufi.
Questa edizione torinese di ConsulenTia17 è stata anche l’occasione per festeggiare i 40 anni dell’Anasf. Il prossimo appuntamento è con la quinta edizione romana della manifestazione, che si svolgerà il 6, 7 e 8 febbraio 2018 a Roma presso l’Auditorium Parco della Musica.

 

L’articolo integrale è stato pubblicato sul numero di ottobre del magazine Wall Street Italia

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