Dazi: da Usa nuove misure bomba contro la Cina, hi-tech nel mirino

25 giugno 2018, di Mariangela Tessa

Nuovo colpo in arrivo sul fronte della guerra commerciale tra Usa e Cina. Secondo il Wall Street Journal, l’amministrazione Trump si appresterebbe a imporre limiti agli investimenti cinesi in società americane attive nei settori identificati come prioritari nel piano Made in China 2025, ambizioso piano di Pechino che diventare leader mondiale in 10 settori hi-tech alla scadenza dei prossimi sette anni, tra cui intelligenza artificiale, big data e auto a guida autonoma.

Non solo. Al vaglio ci sarebbe anche il blocco addizionale di export di tecnologia verso la Cina. Sempre secondo le anticipazioni, il nuovo pacchetto di sanzioni dovrebbe arrivare venerdì prossimo.

Lo riporta il quotidiano economico, secondo cui le restrizioni riguarderanno le società con più del 25% del capitale in capo a soggetti cinesi, mentre saranno del tutto ‘off limits’ le aziende “industrialmente dotate di significativa tecnologia”, secondo il Wsj.

Le misure saranno annunciate entro la fine della settimana, a pochi giorni dal 6 luglio, giorno dell’entrata in vigore del nuovo ciclo di dazi al 25% sull’import cinese per i primi 34 miliardi di dollari sul totale di 50 miliardi, annunciate il 15 giugno. Pechino, del resto, ha annunciato misure speculari dello stesso valore che prendono di mira soprattutto i prodotti agricoli.

Intanto, la Banca dei regolamneti internazionali (Bri) ha lanciato un nuovo allarme sui rischi legati all’escalation delle misure protezionistiche. Rischi che potrebbero avere un impatto “molto significativo” se dovessro anticipare una minaccia al libero commercio globale, e “ci sono già segni che l’aumento di incertezza dovuto alle prime mosse protezionistiche, e il tono degli scambi verbali fra paesi, abbiano inibito gli investimenti”.

.L’economia globale può riuscire a “navigare le acque agitate” dei rischi che l’attendono in futuro. Ma “anche in questo caso, quasi inevitabilmente, con il sostegno di condizioni finanziarie favorevoli, gli squilibri e soprattutto il debito pubblico potrebbero salire ulteriormente” dopo aver raggiunto oggi “i massimi dal dopoguerra”, avverte inoltre la Bri.

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