Cina risponde a stangata da $200 miliardi di Trump con contro dazi

18 settembre 2018, di Mariangela Tessa

I rumor della vigilia sono stati comfermati. Gli Stati Uniti hanno annunciato nuovi dazi sui prodotti cinesi per 200 miliardi di dollari. Nel mirino sono finiti circa 6.000 beni ed è il giro di vita più pesante su questo fronte dall’inizio della guerra commerciale tra Washington e Pechino. L’escalation era inevitabile e infatti il governo cinese ha annunciato la ritorsione alle tariffe del 10%. A essere colpiti saranno prodotti Made in Usa per 60 miliardi di dollari.

Secondo Wilbur Ross, segretario del Commercio americano, la Cina avrebbe ormai finito le sue munizioni nella guerra commerciale. Non è dello stesso avviso Standard & Poor’s, con l’agenzia di rating che avverte che la temuta escalation della battaglia a colpi di dazi rischia di compromettere il morale, causando un vero e proprio “shock” del sentiment.

La nuova politica Usa dei dazi sarà in funzione dal 24 settembre, partendo dal 10% ma salendo anche fino al 25% con l’inizio del 2019, nel caso in cui non verrà raggiunto una tregua. Con la nuova stangata sale a 505 miliardi di dollari l’ammontare di prodotti Made in China colpiti dai dazi di Trump. Qualora le contromisure cinesi dovessero effettivamente materializzarsi, Trump potrebbe imporre nuovi dazi su 267 miliardi di dollari di import ulteriore.

Tra i beni di consumo che saranno interessati dalle nuove tariffe figurano i condizionatori d’aria, le candele di accensione dei motori, il mobilio e le lampade. Non tutti i prodotti di Apple saranno colpiti dalla nuova ondata di tariffe: restano fuori 300 linee di prodotti tra cui gli smartwatch, i dispostivi Bluetooth, gli elmetti per ciclisti, i guanti di plastica, i seggiolini, i box per bambini e alcuni prodotti chimici.

Questo significa che l’Apple Watch e le cuffie wireless AirPods sono salvi (per ora). Questi e altri prodotti del gruppo Apple, inclusi gli iPhone (assemblati in Cina), sono minacciati dagli altri potenziali dazi che finirebbero per colpire praticamente quasi tutti i beni che gli Usa importano dalla Cina.

Mercati reagiscono bene a ritorsione “misurata” della Cina

È stato il presidente Donald Trump ad annunciare la decisione in una nota diffusa dalla Casa Bianca due ore e mezzo dopo la chiusura di Wall Street. Per lui la Cina continua a ricorrere a pratiche commerciali “sleali” a danno della tecnologia e della proprietà intellettuale statunitensi, cosa che “rappresenta una minaccia grave alla salute e alla prosperità di lungo termine dell’economia Usa.

Abbiamo dato alla Cina ogni opportunità per trattarci in modo più onesto, ma fino ad ora la Cina non sembra intenzionata a cambiare” ha commentato il presidente Usa, specificando che si tratta di una risposta alle “pratiche commerciali opache” della Cina:

Non solo. Il presidente Usa ha anche minacciato una “fase tre” che prevede dazi per 267 miliardi di dollari. La notizia era attesa e i mercati non sembrano particolarmente tramortiti. Gli investitori rialzisti sono comunque in apprensione, visti i rischi di escalation della guerra dei dazi e del possibile impatto negativo sull’attività economica e i consumi.

Nonostante si possa parlare ormai di “guerra commerciale a tutto campo“, come riferiscono a Reuters gli analisti di Robobank, i mercati finanziari quest’oggi non hanno reagito male.  Secondo Fawad Razaqzada di Forex.com gli investitori mondiali in Borsa sono soddisfatti del fatto che la risposta della Cina ai dazi imposti da Donald Trump non sia stata troppo severa.

La ritorsione della Cina “non è ultra aggressiva ed è contenuta“. Pechino imporrà tariffe del 10% su beni che in precedenza dovevano essere tassati al 20-25%, mentre i prodotti che dovevano subire un dazio del 10% subiranno una punizione dimezzata del 5%.

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