Da JPM a Citigroup: S&P taglia i rating di otto big

3 dicembre 2015, di Alberto Battaglia

MILANO (WSI) – L’agenzia di rating Standard & Poor’s ha punito col downgrade otto fra le più grandi banche statunitensi, sull’assunto che, in caso di crisi, il governo non interverrà in loro aiuto nella stessa misura delle esperienze passate.

Gli otto istituti sono: Bank of America, JP Morgan Chase, Citigroup, Wells Fargo, Morgan Stanley, Goldman Sachs, Bank of New York Mellon e State Street. A preoccupare sono le nuove regole sul capitale, che la Fed dovrebbe far implementare l’anno prossimo, al fine di garantire una maggiore stabilità del sistema bancario in caso di shock finanziario.

La nuova regolamentazione dovrebbe causare, secondo quanto comunicato dalla Fed a ottobre, ammanchi pari a 120 miliardi dollari nei bilanci delle sei banche più grandi. Con questa manovra, tuttavia, i contribuenti americani dovrebbero godere di maggiori garanzie nei riguardi della solidità degli istituti “too big too fail”.

Così come dovrebbe allontanarsi lo spauracchio dei salvataggi pubblici seguiti al crack della Lehman Brothers, costringendo gli istituti a disporre di maggiori asset liquidi e limitando la quantità di risorse che possono essere corrisposte agli azionisti tramite dividendi e buyback. Stuart Plesser e Devi Aurora, analisti di S&P spiegano così l’ondata dei downgrade:

Adesso consideriamo come ‘incerta’ la probabilità che il governo statunitense possa fornire supporto straordinario per il suo sistema bancario e stiamo rimuovendo il bonus basato sul tale intervento statale dai nostri rating.

Secondo gli strategist di Merrill Lynch le banche si adegueranno alla nuova regolamentazione a partire dal 2019, immaginando uno scenario in cui, per rimediare agli ammanchi per circa due quinti, verranno emessi 50 miliardi di dollari di nuovi titoli di debito.

Fonte: Financial Times

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