D’ALEMA: ”O SI FA IL NUOVO ULIVO, O ME NE VADO”

28 ottobre 1999, di Redazione Wall Street Italia

”O si fa il nuovo Ulivo o io me ne vado. Se devo
scegliere tra il governo e l’Ulivo non ho dubbi: scelgo l’Ulivo”. Il presidente del consiglio parla chiaro. Sembra logorato dalle trappole della politica romana.

Spiega: ”Non mi interessa tirare a campare. Io non sono un tecnico, sono un presidente del consiglio politico e lavoro per un progetto politico per questo paese. Se posso farlo stando a Palazzo Chigi, bene. Ma se per stare qui devo pagare il prezzo di non realizzarlo…”. Tono
pacato, misurato come suo solito, ma traspare un certo affaticamento per il susseguirsi di
incontri telefonate, trappole e insidie di questi giorni.

Con un gruppo di giornalisti invitati nel suo studio D’Alema mette un punto fermo nella crisi virtuale. ”Quando parliamo di Nuovo Ulivo intendiamo una alleanza strategica di centrosinistra – dice il premier – che si
allarga all’intero arco delle forze che sostengono il governo. Non vogliamo dividere la maggioranza, ma unirla in una alleanza strategica. Naturalmente so bene che questo comporta una serie di corollari, compreso il fatto che un’alleanza strategica di questo tipo mette in discussione il
problema della leadership. Aggiungo anche che questo disegno non ha nulla a che vedere con l’idea di una egemonia del mio partito”.

La sensazione – giudicando dal logoramento di D’Alema – e’ che l’Italia non sia cambiata, questa crisi e’ identica a tutte le altre. E’ una crisi da prima repubblica. ”Se abbiamo maggioranze competitive al loro interno, litigiose – dice il presidente del consiglio – il paese è ingovernabile, non c’è niente da fare. Perchè è
del tutto evidente che si scatena la competizione alla ricerca del consenso: è la vecchia logica della proporzionale”.

Che infatti riemerge su vari fronti. ”Qui torna tutta la vecchia m….”, come disse un noto filosofo. Andreotti, la malattia di Craxi (che dovrebbe crepare dov’e’…perche’ se torna in Italia deve essere, a rigor di legge, arrestato), l’attacco violento ai magistrati di Palermo e all’Antimafia di Violante.

”Ma non credo che ci sia un complotto che fa stare male Craxi mentre c’è la sentenza di Andreotti”, dice D’Alema. ”Che Craxi stia male mi dispiace come è giusto che ci si dispiaccia per una persona che sta poco bene”.

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