Cybersecurity: le banche corrono ai ripari

14 agosto 2017, di Alessandra Caparello

ROMA (WSI) – La Royal bank of Scotland nel 2012 ha dovuto sborsare nel 2012 56 milioni di sterline a seguito del black out che ha lasciato i suoi clienti senza accesso ai conti. L’anno scorso la Tesco Bank ha dovuto pagare 2 milioni e mezzo di sterline a 9mila clienti. In Italia l’ultimo in ordine temporale è stato il caso di Unicredit dove negli scorsi mesi degli hacker hanno prelevato i dati di 400mila persone e da qui la banca ha deciso di investire sulla sicurezza dei propri sistemi informatici.

Così gli istituti di credito hanno reagito e due anni fa in tutta segretezza, come racconta il Financial Times, è stata creata la nuova Cyber Defence Alliance. Barclay, Standard Chartered, Deutsche Bank e Banco Santander i primi ad aderirvi e poi a seguire l’intesa si è poi allargata a Bank of Ireland, Allied Irish Banks, Lloyds Banking Group e Metro Bank. L’accordo prevede la possibilità per le banche di lavorare insieme agli investigatori. Come scrive Repubblica:

“Un esempio: quando un truffatore si impadronisce delle password per prosciugare un conto, i programmi segnalano al personale la necessità di un controllo ulteriore, che rallenta le operazioni fino a quando le autorità sono in grado di tracciare la chiamata o il collegamento internet per poi individuare chi ordina le operazioni. Un altro meccanismo prevede l’attenzione all’apertura di nuovi conti o l’arrivo di grosse somme subito dopo che una frode è avvenuta. Lo scopo è ovviamente fermare il trasferimento di denaro prima che lasci il paese: una volta spostato in istituti esteri, potrebbe facilmente diventare irrintracciabile”.

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