Cuba, dopo 60 anni finisce era Castro: chi è Diaz-Canel

19 aprile 2018, di Daniele Chicca

Dopo quella comunista arriva la rivoluzione gattopardiana. L’86enne “lider” cubano Raùl Castro cede il suo posto alla guida dell’isola avamposto comunista e così dopo quasi sessant’anni di “regno”, la famiglia Castro lascia il potere. Castro, fratello di Fidel, che nel 1959 era salito al governo dell’isola caraibica dopo la sua rivoluzione socialista, rimarrà al vertice del partito comunista, ma il nuovo presidente di Cuba sarà Miguel Diaz-Canel, ingegnere nato nel 1960 e attuale primo vicepresidente del Consiglio di Stato e del Consiglio dei ministri, scelto dallo stesso Castro.

I 605 deputati dell’Assemblea Nazionale hanno eletto i 23 membri del Consiglio di Stato, compreso il presidente del massimo organismo dirigente dello Stato cubano. Se da Diaz-Canel, burocrate di lungo corso del partito comunista e unico candidato alla presidenza di Cuba, è difficile aspettarsi aperture politiche, potrebbe arrivare invece qualche novità sul piano delle riforme economiche.

Diaz-Canel, nato subito dopo la rivoluzione di Fidel che ha portato alla cacciata del dittatore appoggiato dagli Usa Fulgencio Batista, è appassionato di nuove tecnologie e ha idee relativamente liberali. Con tutta probabilità il neo eletto presidente si muoverà con i piedi di piombo i primi tempi, ma poi una volta consolidato il sostegno dell’ala più conservativa del partito, potrebbe cercare di accontentare il desiderio di cambiamento dei cubani più giovani rimasti nell’isola.

Difficilmente si passerà però a un sistema diverso da quello del partito unico. Sebbene la valenza simbolica del passaggio di consegne, la staffetta ideata da Raùl Castro non dovrebbe portare rinnovamenti immediati e drastici. Forse con l’intento di dimostrare un senso di continuità istituzionale, le autorità non hanno previsto una cerimonia di insediamento particolare per il voto storico dell’Assemblea e i giornalisti non stati nemmeno invitati.

Eppure di cambiamenti l’economia cubana (in recessione dal 2016, la prima volta che succede dal crollo dell’Unione Sovietica) ne avrebbe un disperato bisogno, bloccata com’è nella contraddizione di proseguire il sogno comunista pur riformando l’impianto economico e commerciale. Come primo passo in questo senso è stato per esempio già avviato un rinnovamento del sistema monetario, che si basa su un bizzarro sistema della doppia moneta.

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