Crisi Italia parte da lontano, gestore: governo M5S-Lega “unica strada”

23 maggio 2018, di Daniele Chicca

Chi si sveglia soltanto ora invocando il pericolo di un governo guidato da forze anti europeiste e anti establishment in uno degli Stati membri fondatori del progetto dell’Europa unita dovrebbe andarsi a studiare la storia economica e finanziaria italiana degli ultimi anni. La situazione esplosiva italiana parte infatti da lontano.

Dopo la grande crisi finanziaria del 2008 le banche italiane hanno smesso di prestare denaro. Il primo stadio della “Zombificazione“, come la chiama Jeffrey Snider di Alhambra Investment Partners, è stato caratterizzato dall’ampliamento dei bilanci tramite l’acquisto di bond governativi italiani.

Da un rischio si è passati a un altro: il rischio lato creditizio è stato soppiantato dal rischio in termini di liquidità (il collaterale preteso come garanzia nelle operazioni contro termine e per le operazioni di finanziamento concesse dalla Bce). Durante la crisi del debito europeo, dal problema del credit crunch, le banche sono passate a quello del credito sovrano.

Quando per ripulire i bilanci degli istituti finanziari le autorità italiane hanno autorizzato il ricorso all’opzione della bad bank l’anno scorso, gli istituti di credito del paese hanno accumulato 200 miliardi di euro di debiti in difficoltà. Altri npl per un valore stimabile intorno ai €120 miliardi difficilmente saranno ripagati, secondo i calcoli del capo investimenti di Alhambra Investment Partners.

Con la sua promessa di fare di tutto per salvare l’euro, nel luglio del 2012, Mario Draghi ha ottenuto un grande risultato sulla carta, calmierando i mercati. Ma la presenza di banche ‘zombie’ non ha aiutato l’economia della terza potenza dell’area euro.

“Mentre la Bce comprava debito sovrano con i suoi programmi straordinari, l’economia italiana non si è stabilizzata”, osserva Snider nella sua analisi. La strategia di comunicazione di Draghi ha funzionato per la banca centrale e per ottenere la stabilizzazione dell’area euro, ma “non ha funzionato per gli italiani“.

Nonostante gli sforzi delle autorità italiane, il problema dei crediti inesigibili iscritti nei bilanci delle banche rimane ancora irrisolto. PwC ha di recente analizzato il problema dei non-performing loans in Italia. Per via degli ampi volumi di crediti (324 miliardi di sofferenze lorde alla fine del 2016), il mercato dei non-performing loan italiano è considerato dalla società di consulenza legale e fiscale “il posto giusto dove stare”. Ossia dove andare a caccia di opportunità di guadagno.

Le banche italiane in difficoltà patrimoniali hanno avviato piani di ristrutturazione e di riduzione degli stock di NPL. Le nuove linee guida della Bce hanno accelerato questo processo, in un contesto di consolidamento del settore. La situazione sta migliorando, ma i danni – anche all’economia – erano stati già recati.

Italia non ha partecipato a decantata rinascita europea

Alle elezioni, la percezione della situazione economica e delle proprie finanze personali è uno dei fattori principali che possono influenzare il voto. Per questo non sorprende che i cittadini si siano schierati in maggioranza a favore di un cambiamento.

Delusi dalla situazione economica personale, alle urne i cittadini italiani hanno optato per il cambio della guardia: più della metà degli elettori ha votato per formazioni anti-establishment. Il nuovo governo “populista” che sta per nascere sta mettendo paura alle élite e si è già attirato le ire dei commentatori mainstream.

Ma quello che i media dimenticano di ricordare nelle loro analisi, dice Snider, è quello che è successo in Italia negli anni che hanno portato alla inevitabile ribalta di partiti come M5S o Lega. Bisogna inquadrare la scelta nel suo contesto economico e finanziario se si vuole capire una delle ragioni del diffondersi di un sentiment anti-establishment in Italia, un paese che fino a qualche anno fa era tra i più filo europeisti.

Governo M5S-Lega, un precedente pericoloso per l’Ue

Il nuovo governo, che dovrebbe formarsi nei prossimi giorni, “costituirà un precedente pericoloso per Bruxelles“, sottolinea Snider: sarà difatti la prima volta in cui un membro fondatore dell’Unione Europea viene guidato da forze populiste contrarie alla struttura dell’Europa unita come la conosciamo oggi. Idealmente il MoVimento 5 Stelle e la Lega vorrebbero tornare alla situazione precedente ai Trattati di Maastricht.

Ai suoi albori l’esperimento europeo incontrava i favori del popolo italiano. Anche se l’economia dell’Italia si è sempre comportata peggio del resto d’Europa, ha vissuto un periodo di crescita costante, senza recessioni. Fino all’ottobre del 2008. Quando i venti della crisi scoppiata in America hanno incominciato a soffiare anche in Europa e in Italia, la situazione è peggiorata drasticamente per gli italiani.

Nella percezione di quegli italiani che hanno votato per partiti euro scettici lo scorso 4 marzo, i vincoli di bilancio imposti dalle autorità europee – e accettati a suo tempo dall’Italia – non hanno affatto dato una mano. Negli ultimi anni si è parlato spesso di ripresa economica dell’Europa, con alcuni che hanno persino utilizzato il termine “rinascita”. Se così è, perché allora in tanti in Italia non hanno potuto godere di simili conseguenze positive?

“Un novello alla guida di un governo populista nella terza economia dell’Eurozona non è un incubo distopico”, scrive Snider facendo riferimento alla figura scelta da M5S e Lega per guidare il governo, Giuseppe Conte. “Il vero incubo sono stati gli ultimi dieci anni sotto il controllo di una struttura irrimediabilmente e scrupolosamente convenzionale”.

Per questo, secondo l’Head of Global Investment Research, “gli italiani vogliono tentare di percorrere una strada diversa”, possibilmente più sensata. D’altronde il 4 marzo non gli restava altra scelta. “Quello che sta accadendo in Italia non è un caso unico e non è nemmeno così estremo. Non si può rinnegare la realtà economica. Continuare a farlo non farebbe che aumentare i problemi”.

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