Crisi istituzionale in Francia: Macron cede agli scioperi

8 gennaio 2019, di Francesco Puppato

Dopo le violente rivolte dei gilet gialli, la Francia vede andare in scena anche quelle della polizia. Nel primo caso le rivolte erano scoppiate principalmente a causa dell’aumento del costo della benzina, nel secondo per tematiche inerenti alla retribuzione dei poliziotti francesi.

Con la popolazione in rivolta, Macron era sprofondato in un momento completamente buio, di depressione, che lo aveva portato a chiudersi nel palazzo. La reazione è stata quella di cedere ed annullare l’aumento del costo della benzina che era in programma quest’anno.

Poco tempo dopo, ecco insorgere anche il corpo di polizia francese, che con una mobilitazione di 24 ore è riuscito ad ottenere ciò che voleva: il ministro dell’interno Castaner, infatti, ha ricevuto tre volte i delegati delle principali sigle sindacali e nella notte tra mercoledì 19 e giovedì 20 dicembre ha firmato il nuovo accordo.

Uno sciopero tra i più rapidi e pungenti almeno della storia recente, che ha visto riconoscere ai poliziotti francesi aumenti contrattuali pari a 40,00 euro già a partire da gennaio da 2019, per poi incrementarsi di altri 30,00 euro programmati da luglio 2019 ed ancora ulteriori 30,00 euro a partire da luglio 2020.

Inoltre, l’accordo prevede l’aumento dell’1,5% dell’indennità di rischio.

Non solo. Agli agenti di polizia che sono dovuti intervenire durante le mobilitazioni dei gilet gialli verrà riconosciuto un bonus straordinario pari a 300,00 euro.

Infine, la protesta si è conclusa strappando anche la promessa da parte dello Stato francese del pagamento dei 275 milioni di euro di arretrati relativi alle ore di straordinario effettuate.

Macron ha promesso pubblicamente non solo la cancellazione dell’aumento della benzina ma anche ulteriori investimenti. Questo porterà la Francia a variare il suo programma di bilancio esponendola ad un deficit superiore al 3%; si parla, infatti, di un deficit che dovrebbe arrivare ad aggirarsi attorno al 4%.

Risulta inoltre davvero difficile per il Presidente francese non mantenere le promesse fatte o non ascoltare la voce del popolo in rivolta, dato che ora le proteste dei gilet gialli stanno raccogliendo consensi in crescendo; negli ultimi giorni anche lo stesso Di Maio ha manifestato la sua vicinanza alle proteste del popolo francese, dicendo che rivede in loro lo spirito che ha animato il M5S e che è pronto ad offrire il “sistema Rousseau”.

Rimane da vedere come si comporterà l’Ue davanti a questo sforamento del parametro da parte del governo francese, vista la fresca bufera avvenuta con l’Italia con l’approvazione della manovra di bilancio; specie considerando che in prima fila nelle critiche contro la manovra proposta dall’Italia vi era proprio il francese Pierre Moscovici, ex ministro delle finanze della Francia ed attuale Commissario europeo per gli affari economici e monetari.

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