CRESCITA
ALL’OMBRA DEI TASSI

8 dicembre 2006, di Redazione Wall Street Italia

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(WSI) – Il rialzo del tasso della Banca centrale europea al 3,5 per cento – livello a cui era nel 2001, prima della discesa nel quinquennio successivo – era atteso. Ed è stato perciò digerito dai mercati senza una apprezzabile variazione del corso dei titoli e del cambio dell’euro col dollaro, già alla soglia dell’1,3.

Invece non erano probabilmente scontate le dichiarazioni del governatore della Bce secondo cui la politica monetaria di Francoforte è da considerarsi ancora permissiva, a fronte d’una economia europea, il cui tasso di crescita si è accelerato. Infatti, le stime della crescita del Pil europeo vengono riviste al rialzo fra il 2,5 e il 2,9 per cento contro il precedente livello del 2,2-2,8 per cento.

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In sostanza il rialzo dei tassi, benché previsto, sembra corrispondere alla preoccupazione per una accelerazione della crescita del Pil, che potrebbe degenerare in processi inflazionistici per eccesso di liquidità. La ragione specifica di ciò sta probabilmente nel fatto che il premier della Germania Angela Merkel s’è dichiarata a favore di un aumento dei salari nelle imprese tedesche. Ciò può essere giustificato dai rilevanti aumenti di produttività dell’industria tedesca.

Rispetto a ciò che vede il presidente Jean-Claude Trichet a livello europeo, i dati riguardanti l’Italia appaiono in controtendenza. L’Istat segnala, per il terzo trimestre, una decelerazione della crescita del Pil. E c’è uno sfasamento di un punto di Pil rispetto alla media europea: un aumento dell’1,75 per cento contro la media del 2,75 che risulta dalla forchetta prevista dalla Bce per l’Europa.

Anche il tasso di inflazione in Italia appare meno elevato di quello medio europeo, con una tendenza stazionaria o alla decelerazione, anziché alla accelerazione. La politica fiscale della finanziaria,a lla luce della politica che la Bce sta mettendo in atto, appare così scarsamente felice in quanto aggiunge misure tributarie scoraggianti al rialzo di tassi di interesse che deriverà dalle decisioni di Francoforte per le imprese e le famiglie. Questo in presenza di un andamento economico italiano che non essendo più espansivo di quello medio europeo, ma invece meno brillante, esigerebbe stimoli e non freni.

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