Crack coop bianche. E ora centinaia di famiglie rischiano di perdere la casa

4 marzo 2013, di Redazione Wall Street Italia

ROMA (WSI) – Qui sulla via Emilia c’è chi ricorda che le più gravi crisi sono partite e partono sempre dal mattone. Per ora sono si contano tre fallimenti in poche settimane: Copalc, Libertas, Abitare2000.

Il crac delle cooperative di abitazione che si sta scatenando a effetto domino tra Bologna e provincia rischia di far perdere la casa che già abitano a centinaia di famiglie.

L’ultimo colpo di scena ha visto la Procura indagare per bancarotta undici persone, ipotizzando così che dietro lo sbriciolarsi di questi imperi del mattone ci sia non solo la crisi economica generale, con decine di appartamenti rimasti invenduti, ma precise responsabilità di società trasformatesi da cooperative in agenzie disposte a tutto pur di vendere.

Gli undici manager sotto inchiesta sono l’ennesimo capitolo nella vicenda del crac Copalc, sigla che sta per Consorzio provinciale abitazioni lavoratori cristiani, forse la più importante realtà che a Bologna aderiva a Confcooperative, l’associazione delle coop bianche.

Il fallimento è stato dichiarato lo scorso 22 gennaio. Gli assegnatari degli appartamenti, in pratica, hanno comprato e pagato le case costruite dalle cooperative, ma da anni non riescono a diventarne proprietari (a firmare cioè il rogito), perché le banche creditrici di Copalc avevano posto un’ipoteca su quelle costruzioni a garanzia che Copalc pagasse.

Cosa che non è avvenuta per anni e adesso, con il fallimento, c’è il rischio che gli appartamenti situati in nuovissime palazzine tra Bologna e provincia vadano all’asta. Quelle famiglie che potranno permetterselo rischiano di doverla pagare una seconda volta, le altre potrebbero doverla rendere alle banche.

Tra gli indagati ci sono degli ex presidenti e gli ex membri del consiglio di amministrazione, ma solo per il periodo incriminato che va dal 2008 al 2011. La Guardia di finanza ha eseguito anche delle perquisizioni nei confronti di dirigenti e nella centralissima sede di via Lame a Bologna.

Secondo l’accusa, non ci sarebbe solo il crollo del mercato immobiliare dietro il crac Copalc. Per i magistrati infatti tra il 2008 e il 2011 Copalc avrebbe svolto attività di costruzione e vendita, usando per le vendite coop fittizie.

Inoltre sarebbero state fatte indicazioni, nel bilancio, di crediti verso altre cooperative, in misura superiore alla loro riscossione. Insomma mentre centinaia di famiglie aspettavano il documento che certificasse che la casa pagata era finalmente loro, con quei soldi c’era chi continuava a costruire: Copalc, ha chiuso con 100 milioni di debiti.

Di certo quei vertici ora sotto indagine hanno osato più del dovuto. A spiegare la vicenda in maniera chiara è stato il curatore fallimentare di Copalc, Renato Santini : “Copalc si è comportato per diverso tempo da immobiliarista vendendo, a debito, le aree una dopo l’altra. Una catena di Sant’Antonio crollata con la crisi del mercato immobiliare”.

Simile la storia dell’altra coop bianca, Libertas, fallita il 15 febbraio. Sono 73 le famiglie coinvolte in questo altro crac tra Bologna, Ozzano e San Lazzaro. Di queste, solo 29 hanno già rogitato diventando formalmente proprietarie delle abitazioni, ma assumendosi le ipoteche con le banche.

Le altre invece non sono ancora arrivate al rogito e potrebbero veder messa la loro casa all’asta. Infine è arrivata la volta di Abitare2000 (in questo caso non è una coop bianca) che a causa della crisi è fallita e con il suo crollo rischia di lasciare per strada sette famiglie di Budrio, in provincia di Bologna, che ancora non avevano fatto il rogito, ma avevano già pagato tutto o in parte.

La vicenda Copalc e Libertas ha messo in imbarazzo il mondo delle coop bianche a cui sia Copalc che Libertas aderiscono. La centrale Confcooperative aveva aperto un tavolo al ministero dell’industria e nella vicenda era intervenuto lo stesso Luigi Marino, neoeletto senatore con Mario Monti ed ex numero uno dell’associazione.

Prima delle elezioni Marino aveva incontrato a Castenaso le famiglie arrabbiate che ora rischiano di perdere la loro casa: “Copalc era autonoma, noi siamo solo una associazione di rappresentanza”, aveva detto Marino difendendo l’operato di Confcooperative. Gli assegnatari intanto già si organizzano in comitati e su Facebook invitano le famiglie a farsi avanti: “Scrivete la vostra storia in modo da farci conoscere”.

Il contenuto di questo articolo, pubblicato da Il Fatto Quotidiano – che ringraziamo – esprime il pensiero dell’ autore e non necessariamente rappresenta la linea editoriale di Wall Street Italia, che rimane autonoma e indipendente.

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