Costi economici Brexit, governo: “tradire voto peggio che dire addio a UE”

5 dicembre 2018, di Daniele Chicca

I costi economici di tradire chi ha votato a favore della Brexit sarebbero superiori rispetto al divorzio dall’Unione Europea, anche in caso di ‘no-deal’ (che il governo inglese non si augura) o di Hard Brexit. Lo sostiene, in un’ammissione del fallimento dell’iniziativa per dire addio all’Ue, il Cancelliere dello Scacchiere britannico Philip Hammond.

Intervenuto in un’audizione dinanzi alla Commissione del Tesoro Hammond, il responsabile del dicastero dell’Economia inglese, ha fatto sapere di essere convinto che – visto il punto in cui si trova – il Regno Unito debba in ogni modo abbandonare l’area dell’Europa Unita e che il paese curerà le sue ferite, “ricostruendosi”.

“Abbiamo un paese profondamente spaccato, con l’opinione nettamente polarizzata e la fiducia nel sistema politico di conseguenza è stata compromessa”.

I paesi divisi tuttavia, secondo il ministro, non sono paesi che possono sperare di avere successo. Ai parlamentari presenti il cancelliere ha dichiarato che l’accordo sul White Paper stretto dalla premier Theresa May e dall’UE porterà a una crescita più debole rispetto a quando Londra era nell’UE, ma la popolazione alla lunga (“tra 15 anni”) sarà comunque più ricca.

Hammond ha avvertito anche ci vorranno diversi anni per adeguarsi in un eventuale contesto di Brexit senza che si sia stretto un accordo definitivo sui futuri rapporti con i partner europei. In uno scenario “no-deal”, infatti, bisognerà ricostruire le infrastrutture e cambiare completamente i controlli alla dogana.

In caso di “no-deal”, ha spiegato sempre il ministro, un po’ come accaduto dopo gli Anni 80, “ci vorranno anni perché l’economia britannica si adegui” alla nuova situazione e in tutto questo la Banca d’Inghilterra non riuscirà con ogni probabilità a offrire grandi aiuti.

L’appello del governo May è quindi quello di firmare il testo e accontentarsi dell’intesa sulla Brexit, così come è stata trovata tra le due parti, dal momento che anche se è lungi dall’essere perfetto, l’accordo rimane il migliore possibile per Londra.

Il futuro del Regno Unito si decide l’11 dicembre, quando il parlamento britannico si esprimerà sul testo di intesa sulla Brexit. I partiti all’Opposizione hanno già dichiarato che voteranno contro, mentre il partito dei conservatori al potere è diviso in due, tra l’ala moderata pro May e i Brexiter della prima ora, alcuni dei quali si sono dimessi o ribellati in segno di protesta contro le azioni del governo.

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