Come comportarsi con rimborsi Veneto Banca e Pop Vicenza

24 gennaio 2017, di Alberto Battaglia

“Caro socio, dopo la presentazione transattiva avvenuta il 9 gennaio è arrivato il momento a mente fredda di valutare se prendere o lasciare i soldi che Veneto Banca e Banca Pop Vicenza ti offrono”: esordisce con queste parole la lettera ai soci che Francesco Celotto, vice presidente di Assopopolari venete, ha inviato per commentare la proposta che le sue popolari controllate da Atlante hanno lanciato per limitare le azioni legali a proprio carico.

In particolare Pop Vicenza ha promesso un indennizzo forfettario di 9 euro per azione, mentre Veneto Banca corrisponderà il 15% del valore dell’azione al momento dell’acquisto; l’offerta è valida fino al 15 marzo. I risparmiatori coinvolti nell’operazione in tutto 169mila (94mila per Pop Vicenza e 75mila per Veneto Banca) e pari all’82% del totale, in cambio dovranno rinunciare ad ogni azione legale nei confronti della banca. Vale la pena accettare, dunque?

“Dipende da quanto è il capitale investito, dalla situazione personale”, scrive Celotto, “partiamo dal presupposto che al di sotto di certe cifre conviene accettare la offerta transattiva considerando anche la correlata proposta commerciale sulle somme depositate e vincolate per 3 o 10 anni. Calcolando anche gli interessi su tali depositi si arriva a una percentuale di recupero attorno al 25% che aumenta considerevolmente se si deposita il massimo consentito e cioè fino a 5 volte quanto ricevuto a titolo di risarcimento. In tal caso si arriva a una percentuale vicina al 50% (nel caso ovviamente di deposito a 10 anni)”.

Rimborsi: via legale è piena di ostacoli

La via della sfida legale, in sintesi, non viene dissuasa solo per chi ha perso cifre davvero importanti. In conclusione, tuttavia, Celotto la mette più chiaramente: “Caro socio… non farti prendere dalla emotività o dai facili discorsi di chi in modo del tutto avulso dalla realtà chiede la restituzione delle intere somme”. Riuscirci, infatti, è più difficile di quello che sembra.

“I tempi” per una causa civile del genere, infatti, “possono essere lunghi (per la sentenza di primo grado si va dai 3 ai 5 anni) e in caso di soccombenza i costi pesanti”. Le spese legali per una causa di importo pari a 50.000 euro, nel caso vada male, non sarebbero meno di 12.000 euro, spiega Celotto. I costi, poi, aumentano ovviamente all’aumentare dell’ammontare della somma di cui si chiede il risarcimento.

C’è poi un altra incognita: anche nel caso in cui si ha la meglio non è detto “che la banca venga condannata a risarcire” l’intera somma e in “ogni caso dalla somma versata andranno detratti i costi legali sostenuti (bolli e il 12% in media come success fee riconosciuto al legale)”.

Va considerato infatti che “se la operazione di transazione con i soci non andasse in porto”, cioè se non aderiranno almeno l’80% dei potenziali beneficiari, “i soci probabilmente non vedranno neppure il 15% dato che il passo successivo sarà l’intervento dello stato nel capitale della nuova banca che nascerà dalla fusione”.

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