Correzione sulle note di dollaro e petrolio?

10 febbraio 2018, di Francesco Melillo

Correzione dei mercati iniziata venerdì 2 febbraio 2018.

Dati sui salari USA più alti delle previsioni degli analisti. Un dato positivo. Ma non per tutti.

In molti hanno identificato in questo evento la causa della correzione dei mercati.

Da notare che in una settimana lo scivolone del 10% circa segnato dagli indici USA è stato più o meno simile a quello del petrolio. Di minore entità il rafforzamento del dollaro su tutte le principali valute, euro in primis, dato opposto a quanto registrato nei mesi scorsi.

Quindi la correzione di petrolio e di conseguenza del dollaro potrebbero essere alla radice del terremoto sui listini azionari (ed in minor misura obbligazionari) che in una settimana hanno complessivamente lasciato sul terreno circa 7000 miliardi di dollari.

I mercati azionari sono in vertiginosa ascesa da circa 9 anni, una correzione come quelle avute anche nel 2016 per gli NPL ed il petrolio o nel 2015 con la Cina, potrebbe essere oltre che giustificata anche salutare per mantenere il trend in ascesa, oggettivamente cresciuto più del normale.

Nella prossima settimana si capirà se la forza dei ribassi sarà ancora elevata tale da far presagire un’inversione del trend o si limiterà alla correzione che non vada oltre il 15-20% di ribassi.

L’uso di algoritmi di trading rispetto al passato è un elemento che amplifica gli effetti di ribassi e pertanto aumenta la percezione di aver a che fare con un fenomeno più grande di quello che è.

Gli elementi a contorno di questi scenari quali i fattori geopolitici (e.g. Brexit o Trump) potrebbero rappresentare una fonte di pericolo non fornendo ai mercati elementi per reagire.

 

Ulteriori approfondimenti sul tema sono disponibili sul blog dell’autore: BuyMarket – Finanza.


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