Correntisti italiani tassati per salvare le banche

9 marzo 2017, di Daniele Chicca

Deutsche Bank ha trovato un modo insolito per recuperare i soldi versati al fondo di salvataggio bancario italiano. La divisione italiana della prima banca tedesca ha imposto una tassa di 25 euro sui circa 500 mila conti correnti in Italia, misura che le dovrebbe fruttare 11,7 milioni di euro, la somma versata al fondo di aiuti bancari.

L’iniziativa ricalca quelle già intraprese da altre banche italiane come Ubi Banca, UniCredit e Intesa SanPaolo. Il settore in Italia ha dovuto investire nel fondo di risoluzione bancaria, utile per salvare gli anelli deboli della catena, nel complesso 3,8 miliardi di euro. Il Fondo di risoluzione è stato introdotto con la direttiva Brrd (quella del regime di bail in) destinata all’esecuzione dei piani di salvataggio delle banche.

L’obiettivo della direttiva europea è quello di prevenire crisi bancarie come quelle viste in passato e per farlo viene garantita una risoluzione ordinata delle eventuali crisi che toccano le banche in difficoltà, riducendo al minimo l’impatto che il dissesto finanziario di un istituto potrebbe avere sull’economia reale e le finanze pubbliche. Mentre ai programmi di bailout partecipavano i contribuenti dello Stato, a quelli di bail-in partecipano azionisti, obbligazionisti senior e correntisti con più di 100 mila euro depositati nelle banche.

Con l’escamotage trovato da alcune banche, tuttavia, i costi del piano di salvataggio – anche se in misura minore – rischiano di ricadere su tutti i correntisti. I soldi sborsati dai correntisti – anzi le somme prelevate dai loro conti – non serviranno nemmeno eventualmente per rimborsare eventuali perdite subite nel caso di un crac della banca.

Le risorse del fondo di risoluzione non servono solo a fornire un’assistenza finanziaria temporanea alla banca in crisi e ad assorbire i costi del salvataggio, bensì possono essere usati non per rimborsare i correntisti ma per indennizzare azionisti o creditori e solo nel caso in cui “le perdite di questi ultimi nel contesto della procedura di bail-in superino le perdite che avrebbero subito nel contesto delle procedure di insolvenza”, come si legge sul sito della Commissione Europea.

La comunicazione della filiale italiana di Deutsche Bank alla clientela è stata fatta a gennaio, con la giustificazione, spiega la stampa in Italia, che i costi dei conti correnti possono essere aumentati dalle banche quando sussistono ragioni valide per un innalzamento. Un motivo classico è quello dei maggiori costi di esercizio.

Ciascuno Stato membro è chiamato a istituire un fondo di risoluzione ex ante (o un meccanismo di finanziamento equivalente) finanziato dal settore bancario che possa essere usato in caso di fallimento bancario. Come rende noto la Commissione Ue “i contributi annuali delle banche si basano sulle passività e sui rischi assunti dalle stesse. Entro il 2025 ciascun fondo di risoluzione nazionale dovrà raggiungere almeno l’1% dei depositi protetti di tutti gli enti creditizi operanti nel loro paese”.

 

 

Hai dimenticato la password?