Corea del Nord: la svolta, Trump accetta di vedere Kim Jong-un

9 marzo 2018, di Daniele Chicca

È un momento geopolitico storico. Dopo il summit tra le due Coree, che romperanno il ghiaccio dopo una decina di anni in cui i rapporti diplomatici erano rimasti congelati, ci sarà anche un vertice tra Pyongyang e Washington. Gli Stati Uniti, per voce del loro stesso presidente, Donald Trump, hanno accettato l’invito delle autorità nordcoreane.

La via del dialogo è resa possibile, secondo il commander-in-chief americano, dai grandi miglioramenti riscontrati dell’ultimo periodo. Il faccia a faccia tra Trump e Kim Jong-un, che si terrà entro maggio dopo il vertice che in aprile vedrà protagonista la Corea del Sud, assumerà una valenza storica, perché potrebbe finalmente portare alla fine delle tensioni da Guerra Fredda tra i due paesi.

Quello dei prossimi mesi sarà il primo incontro tra un capo di Stato americano e uno nordcoreano di sempre. La Corea del Nord ha promesso che avvierà un processo di de-nuclearizzazione interrompendo i test missilistici, ma non va dimenticato che già in passato il paese isolato diplomaticamente ed economicamente – può contare sulla sola Cina come alleato di un certo calibro – aveva fatto simili annunci senza poi riuscire a mantenere le promesse.

Il presidente Usa ha lodato i “grandi progressi fatti” dalla Corea del Nord, ma non tutti i commentatori e politologi sono convinti della bontà della decisione. Il leader nordcoreano deve aver studiato le sue carte strategiche e secondo alcuni ora ha Trump in pugno, avendo lui dettato le condizioni dell’incontro senza precedenti. I colloqui potrebbero essere una trappola.

“Ha mosso Trump esattamente nel punto in cui voleva”, osserva un commentatore inglese sul Telegraph, ossia alla pari, “sullo stesso livello”. “Washington non trarrà benefici dall’incontro”, dice un altro. Lo stato nordcoreano deve ancora fare progressi concreti sotto il profilo del disarmo, sottolineano gli esperti, pertanto incontrare Kim ora rischia di legittimare il regime comunista e consentire alla Corea del Nord di ottenere importanti concessioni.

Nel frattempo il Giappone, che condivide questi timori, ha paura di essere tagliato fuori. Tokyo rimane convinta del fatto che quello di Pyongyang sia un doppio gioco, ma le preoccupazioni del premier Shinzo Abe non sono condivise da Seul e Washington. Abe ha insistito sul fatto che la comunità internazionale mantenga le sanzioni in vigore nonostante l’apertura diplomatica. Il summit tra le due coree sarà il primo dal 2007.

“Non vanno assolutamente ammorbidite le sanzioni soltanto perché il paese si è proposto di dialogare”, ha precisato Abe ai media nazionali. “Le azioni concrete verso un processo di abbandono del programma nucleare sono necessarie”, prime di poter alleggerire la presa. “Aumenteremo al massimo le pressioni” diplomatiche, assicurano dal Giappone.

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