Controllo capitali, la cura per le nuove crisi

19 maggio 2017, di Mariangela Tessa

Mentre la politica di costruire muri per tenere a freno i migranti tiene banco nell’informazione quotidiana, quello di cui si parla poco è la prospettiva di un altro tipo di muro, ovvero quello finanziario, che vieta risparmiatori e investitori di trasferire, rimpatriare, o anche usare il loro capitale. Il controllo dei capitali è diventato il nuovo strumento nelle mani dei governi per affrontare le crisi globali.

E’ quanto sostiene in un articolo pubblicato su Ekathimerini, Jason Manolopoulos, co-fondatore di Dromeus Capital, secondo cui politici europei, nel panico della crisi economica, potrebbero usare i controllo di capitale come il nuovo QE.

In questo processo, il sistema finanziario globale rischierebbe la frammentazione, mentre la ricchezza sarebbe trasferita dal settore privato al governo mentre la liquidità potrebbe volatilizzarsi in un secondo.

Un esempio di questo processo è stato realizzato in Grecia. Un processo che ora sta virando verso un graduale alleggerimento dei controlli sui capitali, imposti nel luglio 2015 a salvaguardia delle banche del paese.

“I prossimi passi verso un ulteriore allentamento delle restrizioni deve essere implementato quanto prima”, ha dichiarato qualche giorno fa il ministero delle Finanze, aggiungendo che “ad ogni modo, le tappe devono essere ideate e messe in campo all’interno di una strategia prudente, a tutela della stabilità finanziaria”.

Gli istituti greci hanno registrato tuttavia solo un leggero aumento dei depositi e restano dipendenti dai prestiti della Banca centrale per colmare il proprio bisogno di fondi. Il controllo sui capitali si è gradualmente ridotto nel tempo. Al momento i titolari di un conto possono ritirare contanti per 840 euro ogni due settimane e non hanno limiti sul danaro depositato in banca dopo il luglio 2016. Il limite mensile per trasferimenti di danaro all’estero è ad oggi di mille euro.

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