CONSIGLI
PER I SOTTOPESATI

7 dicembre 2006, di Redazione Wall Street Italia

*Questo documento e’ stato preparato da Alessandro Fugnoli, strategist di Abaxbank ed e’ rivolto esclusivamente ad investitori istituzionali ovvero ad operatori qualificati, così come definiti nell’art. 31 del Regolamento Consob n° 11522 del 1° luglio 1998 e successive modifiche ed integrazioni. Le analisi qui pubblicate non implicano responsabilita’ alcuna per Wall Street Italia, che notoriamente non svolge alcuna attivita’ di trading e pubblica tali indicazioni a puro scopo informativo. Si prega di leggere, a questo proposito, il disclaimer ufficiale di WSI.

_______________________________________

(WSI) – Che fine fanno le risoluzioni che si prendono negli ultimi giorni di ogni anno per l’anno seguente? Dimagrirò, si dice, farò ginnastica, smetterò di fumare, studierò il sanscrito e imparerò a riparare i rubinetti. E il bello è che ci si crede. Ma già il 10 gennaio, invariabilmente, le risoluzioni sono lettera morta.

Succede anche che, ogni dicembre, dal circolo teosofico di quartiere all’associazione ufologica interplanetaria, sezione Bovisa, è tutto un interrogarsi su dove saranno il greggio, lo scellino somalo, il polonio, il Dax e i bond azeri la notte del 31 dicembre dell’anno successivo. Sulla base dei dati si preparano alacremente torte d’investimento perfettamente calibrate per le necessità individuali di grandi e piccini, come se i portafogli reali non fossero sedimentazioni geologiche di fossili, errori, mode che durano due settimane, prezzi di carico irraggiungibili, cerini accesi rimasti in mano, cose insomma che fa male il cuore a guardarle, ma venissero magicamente e disciplinatamente azzerati a fine anno e ricostruiti il giorno dopo nel rispetto dei più moderni e aggiornati criteri.

Hai mai provato ad abbonarti a INSIDER? Scopri i privilegi delle informazioni riservate, clicca sul
link style="color:blue">INSIDER

Tutto questo grande lavoro viene fatto nel momento meno adatto dell’anno. Saremo anche postindustriali, ma nel profondo siamo stagionali come contadini del neolitico superiore. Passiamo da marzo a ottobre a temere guerre, crisi energetiche, fondi hedge pericolanti, inflazione e crollo dei margini, poi a novembre cominciamo ad accorgerci che il mondo è ancora in piedi (mentre le quotazioni sono basse) e con un sospiro di sollievo collettivo corriamo a comperare in un mondo tornato pacifico, ben gestito e con energia abbondante e a buon mercato.

A dicembre siamo euforici e molto portati a proiettare sull’anno successivo questo stato di grazia così che l’anno nuovo comincia di regola sotto i migliori auspici. Quando poi, qualche settimana più tardi, finisce il cash da investire, qualcuno addita la valle di lacrime in cui tutti abitiamo e i prezzi insostenibili raggiunti dai risky assets et voilà, i buoni propositi (quest’anno starò sovrappesato in azioni e in valute emergenti) evaporano, mentre le torte si sbriciolano.

Questa voglia dicembrina di previsioni è comunque un buon segno, perché è funzione della stabilità del mondo. Nel dicembre del 1942 nessuno si sarebbe sognato di richiedere o proporre torte d’investimento. Per contro, più le richieste sono esigenti (quanti assicurativi rumeni e quanti bulgari e, in Lituania, quante small cap e quante large cap, con la percentuale precisa, per favore) più vuol dire che viviamo (o crediamo di vivere) in tempi prosperi e tranquilli.

Un modo per non rendere vano il lavorio previsivo di dicembre, presentato con fiocchi e lustrini ma già in saldo a metà prezzo il 2 gennaio, è di collegare, nell’ambito di quella che il cognitivista Minsky chiamava la società della mente, i neuroni ricercatori con quelli operativi e bloccare per un anno le scelte indicate dai primi, legandosi le mani, lockuppandosi e buttando via la chiave.

Un solo esempio, la copertura del dollaro. La si effettua oggi, vendendo dollari contro euro con valuta 31 dicembre 2007, e si dà istruzione all’intermediario di non accettare ordini di segno contrario per dodici mesi nemmeno se accompagnati da suppliche o moine. Fatto questo, ci si può dedicare serenamente a navigare nella borsa più bella del mondo in lungo e in largo, stando in cash lautamente remunerato (il 5 per cento sui T-Bill) nei momenti morti.

Un anno fa definimmo la copertura del dollaro un’elementare norma igienica, semplice e relativamente poco costosa (allora costava il 2% all’anno, oggi meno e in futuro sempre meno). Certo, ci sono periodi in cui il dollaro si rafforza. Certo, la Virgin organizza in questi giorni voli speciali da Londra per fare shopping in America, tanto costa tutto poco laggiù. Mai, però, bisogna dimenticare che il rischio dollaro è profondamente asimmetrico e che finché il disavanzo delle partite correnti si manterrà sopra il 6% (cioè come minimo tutto l’anno prossimo) un rialzo duraturo del dollaro equivarrà a un atto contro natura, come una mela che sale dalla terra al ramo.

In questo 2006 che sta per finire, chi ha messo soldi sulla borsa americana senza coprire il cambio si è visto completamente annullato dalla discesa del dollaro (che stava a 1.16 il primo gennaio) il rialzo del 13% dell’S&P 500. Un vero peccato. L’anno prossimo è improbabile che si ripeta una discesa così marcata (ci potrebbe essere anche un leggero recupero nel secondo semestre, in coincidenza con la riaccelerazione americana), ma le condizioni per una relativa debolezza ci sono tutte.

Visto dal lato americano, infatti, il dollaro debole è particolarmente utile ad ammortizzare (insieme a borsa e bond forti) la decelerazione, peraltro voluta, dei consumi, legata a sua volta alla frenata, anch’essa voluta, dell’immobiliare.

Visto dal lato europeo, si tratta di restituire all’America la cortesia usata a metà 2005 dopo il referendum francese e olandese, quando, in un momento in cui l’Europa si sentiva politicamente ed economicamente a pezzi, fu lasciata all’euro la possibilità di indebolirsi. Oggi i governi europei e la Bce sono in uno stato di malcelata euforia (da prendere con un minimo di prudenza, come il panico del 2005) e vivono l’euro forte come conferma del risanamento e, nel caso della Bce, come freno per l’inflazione. L’Europa, fatto salvo qualche dissenso francese, potrebbe accettare temporaneamente anche 1.40 (probabilmente basterà meno), salvo ritornare a 1.30-1.35 in caso di ripresa americana o difficoltà europea nel secondo semestre.

Quanto alle altre scelte di fondo per il 2007, ribadiamo lo scenario favorevole per le Borse e non sfavorevole per i bond tipico delle pause di metà ciclo, quando le Borse sono contente perchè la decelerazione del ciclo non è preoccupante ed è ben compensata dalla speranza concreta di una riaccelerazione, mentre i bond, dal canto loro, sono contenti perché durante la pausa si sfebbra l’inflazione.

A una Faq sul Giappone, grande delusione del 2006, rispondiamo tentativamente che yen e Nikkei saliranno insieme improvvisamente e velocemente quando governo e BoJ avranno raggiunto la certezza di essere usciti dalla deflazione in modo irreversibile. Questo potrà accadere nel 2007 o forse nel 2008, ma un giorno accadrà. Per chi aspetta da molto tempo può valere la pena pazientare ancora. Male che vada, sarà denaro morto ancora qualche mese, ma difficilmente si perderà su una valuta di un paese in surplus e su una borsa di un paese che crescerà del 2%.

Per concludere su questioni di tattica, con una decina di sedute di qui a fine anno ormai le borse non scenderanno più, anche se lo spazio per il fuoco e le fiamme degli ultimi giorni ci sembra limitato. Ci sono, là fuori, ancora legioni di sottopesati che attendono spasmodicamente ribassi anche piccoli per entrare.

Se però non fossimo in dicembre, il mercato, invece che a 1410, starebbe probabilmente a 1380-1390, prezzando un minimo di incertezza sulla solidità della crescita e sul petrolio che, a ben guardare, sta mostrando una certa solidità di fondo.

Sarà quindi gennaio a essere più volatile e combattuto, con una guerriglia tra quelli che non riescono ad aspettare neanche cinque minuti prima di mettere al lavoro il loro cash e riempire il libro delle posizioni ancora intonso da una parte e, dall’altra, le esigenze di consolidamento di un rialzo che dura senza interruzioni e in linea retta da quattro mesi e mezzo. I pochi fortunati sovrappesati potrebbero approfittare della confusione della notte del 31 per vendere qualcosa di nascosto e presentarsi perfettamente neutrali al nuovo anno.

Copyright © Il Rosso e il Nero, settimanale di strategia di Abaxbank per Wall Street Italia, Inc. Riproduzione vietata. All rights reserved

Hai dimenticato la password?