Con Trump si punta al nucleare. Occhio alla “commodity da fine del mondo”

14 febbraio 2017, di Laura Naka Antonelli

Chi specula sulla paura e sull’escalation delle tensioni geopolitiche ha trovato con Donald Trump pane per i suoi denti. Anche perchè, come segnala un articolo di Marketwatch, esiste un ETF che punta su quella che può essere definita la commodity da fine del mondo.

Si tratta dell’uranio, e il fondo è il Global Uranium ETF ($URA), che è volato di ben +70% da quando Donald Trump ha vinto le elezioni in Usa fino al mese di gennaio e che successivamente, sulla scia delle prese di profitto, ha limato i suoi guadagni a +55% fino a oggi. (L’indice URA sta salendo al momento +7%).

Tra i trader che hanno fatto una fortuna scommettendo su tale ETF c’è Kenneth Rostron, secondo cui è necessario “fare trading sul mercato che hai, non su quello che vorresti”.

Howard Lindzon, co-fondatore e presidente del sito Stocktwits gli dà ragione, ricordando che “il mercato che abbiamo oggi, dal periodo successivo alle elezioni Usa, punta sulle banche, su alcuni titoli tecnologici e su una materia prima direttamente collegata alla paura del nucleare”: l’uranio, per l’appunto.

“Il fatto che ci sia tutta questa frenesia sull’uranio ha senso. Si tratta di un rilevatore della “fine del mondo”, che ha beneficiato di tutte quelle chiacchiere legate a Trump sulla corsa agli armamenti e sul nucleare“.

Uranio e nucleare: l’assist da annuncio choc dal Kazakistan

Tuttavia, gli avvertimenti che invitano alla cautela non mancano. C’è per esempio The Fly, che sottolinea come le quotazioni dell’uranio potrebbero essere pronte a fare dietrofront. Un articolo di Cnbc conferma in ogni caso l’euforia per questa commodity, i cui prezzi hanno segnato un rally +30% dall’inizio dell’anno, complice anche la riduzione dell’ offerta choc da parte di Kazatomprom, azienda di stato del Kazakistan, pari a -10%.

Tutta la produzione di uranio del Kazakistan proviene da Kazatomprom, mentre a sua volta il Kazakistan incide sull’output mondiale di uranio per ben il 40%.

A tal proposito, quando si parla di prezzi dell’uranio, si fa riferimento ai futures benchmark sulla commodity che vengono scambiati sul New York Mercantile Exchange, il cui valore oscilla al momento attorno a $27 la libbra. Ma la corsa continuerà o meno? L’articolo pubblicato sul sito della Cnbc fa notare che la corsa dell’uranio ha basi di tutto rispetto per andare avanti.

Mark Jolley, strategist dell’azionario presso CCB International Securities, ricorda che al momento in tutto il mondo ci sono 61 impianti nucleari in fase di costruzione, oltre ai 150 che al momento stanno per essere pianificati. Jolley ritiene che l’uranio sia caratterizzato da un outlook della domanda molto più promettente di quello dei combustili fossili.

Macquarie Bank è invece più scettica sulla fase attuale di rally e fa notare che il balzo è avvenuto quando i prezzi viaggiavano comunque al minimo in 12 anni, a $18 per libbra, nel mese di novembre.  Anche se poi aggiunge:

“Dopo la chiusura di un alto numero di impianti nucleari annunciata all’inizio del 2016 per motivi economici, le decisioni di New York e di Illinois di tenerne alcuni aperti sosterrà l’ottimismo e la domanda sul mercato spot, nel corso del 2017″

 

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