Crac banche, il re è nudo: ora anche Consob accusa Bankitalia

9 novembre 2017, di Daniele Chicca

Ora anche la Consob accusa la Banca d’Italia di non aver fatto il suo lavoro quando si trattava di segnalare irregolarità e problemi in seno alle banche venete poi fallite e salvate dallo Stato (quindi dai contribuenti) e da Intesa Sanpaolo, che per una somma simbolica pari a un euro ha rilevato le attività sane dei due istituti di credito travagliati, affondati da anni di mala gestione.

Secondo la ricostruzione presentata dal direttore generale Angelo Apponi, la Consob non avrebbe ricevuto alcuna informazione da Bankitalia sulla Banca Popolare di Vicenza, mentre su Veneto Banca l’istituto di Via Nazionale ha indicato all’authority di mercato soltanto il prezzo alto delle azioni per il piano di rafforzamento patrimoniale del 2013.

Mentre Barbagallo aveva fatto sapere in precedenza che c’erano stati dei continui contatti tra gli organi di vigilanza, Apponi l’ha smentito in toto, spiegando che ci sono stati pochi scambi di informazione e insufficienti in particolare rispetto al nodo fondamentale del valore delle azioni in occasione degli aumenti di capitale delle due banche venete (sopravvalutate).

Il risultato è stato che i risparmiatori hanno perso più soldi di quelli che sarebbe invece stato se la valutazione fosse stata corretta. La Consob ha fatto la sua prima esamina solo nel 2015: se avesse ricevuto le informazioni del caso da Bankitalia prima, si sarebbe mobilitata – ha spiegato Apponi – ma così, sfortunatamente per i risparmiatori e gli azionisti delle due banche venete – non è stato. Bankitalia aveva invece fatto ispezioni nel 2001, 2008 e 2009. Anche nel 2006, quando la Consob ha chiesto se c’erano anomalie rispetto alle azioni, Bankitalia – secondo la Consob – è rimasta colpevolmente silente.

Davanti alla commissione d’inchiesta parlamentare sulle banche, presieduta da Pier Ferdinando Casini (nella foto) e dove gli interventi avranno il valore di testimonianza, il direttore generale dell’autorità di controllo dei mercati Apponi ha denunciato la Bankitalia, rea di non segnalare le difficoltà di Veneto Banca quattro anni fa: “nel 2013 su Veneto Banca non indicò problemi“.

Il responsabile della vigilanza di Via nazionale, Carmelo Barbagallo, ha difeso l’operato di Bankitalia, rispondendo per le rime anche a Renato Brunetta, il quale aveva chiesto “se i sistemi di vigilanza non avessero miseramente fallito”. Le crisi bancarie tra il 2013 e il 2015 “emergono perché sono state evidenziate da Banca d’Italia”, ha dichiarato.

Barbagallo ha inoltre ricordato di essere diventato capo della vigilanza nel 2012 e a quel punto ha elencato una serie di interventi effettuati da allora. Nel 2013 vengono commissariate Banca delle Marche, Cariferrara e Carichieti – ricorda Barbagallo – nel 2015 Etruria, nel 2013 a seguito dell’ispezione in Mps c’è un profondo cambiamento nel management e successivamente Carige.

Barbagallo poi aggiunge che “la dimensione del fenomeno” che riguarda le criticità delle banche deve essere “comparata la caduta del Pil in Italia e in altri paesi, gli aiuti di Stato che in Italia sono stati di piccola entità rispetto a paesi come la Germania”. Inoltre “in quei paesi le procedure di recupero crediti sono ben più rapide rispetto all’Italia”.

Mentre Barbagallo aveva detto che c'erano stati dei continui contatti tra gli organi di vigilanza, Apponi l'ha smentito spiegando che c'erano stati pochi scambi di informazione e insufficienti in particolare rispetto al nodo fondamentale del valore delle azioni in occasione degli aumenti di capitale delle due banche venete (sopravvalutate) I risparmiatori hanno perso più soldi di quelli che avrebbero dovuto, se la valutazione fosse stata corretta. Lq Consob ha fatto la prima esamina solo nel 2015, se avesse avuto informazioni prima si sarebbe mobilitata ma così non è stato. Bankitalia aveva invece fatto ispezioni nel 2001, 2008 e 2009. Anche nel 2006, quando la Consob ha chiesto se c'erano anomalie rispetto alle azioni, Bankitalia è rimasta silente.

Bankitalia non inviò report su Pop Vicenza perché “fuori protocollo”

Se poi Bankitalia non inviò a Consob le risultanze dell’ispezione del 2008 sulla Banca Popolare di Vicenza è perché era “fuori protocollo”. Lo ha spiegato Barbagallo nel corso nell’audizione, aggiungendo che dal rapporto emergevano carenze nella valutazione del prezzo delle azioni, tra cui la mancanza di una valutazione da parte di un perito indipendente. Il rapporto fu comunque inviato dalla stessa banca alla Procura, che dispose l’archiviazione.

Il meccanismo di determinazione dei prezzi dei titoli di capitale, si è giustificato Barbagallo, non rientrava nel protocollo firmato dalle due Authority, il problema aveva “natura procedurale” e venne risolto grazie alla pressione esercitata, anche nel 2009, da Palazzo Koch.

Sul capitolo riguardante gli aumenti di capitale, invece, la Banca d’Italia ha competenze solo relativamente alle modifiche statutarie” in capo all’offerente, ha spiegato Barbagallo per rispondere a una domanda relativa all’autorizzazione all’aumento di capitale del 2014 della Banca Popolare di Vicenza.

“Poi le modalità di collocamento” dei titoli di capitale “sono competenze di altri”, ha sottolineato Barbagallo.

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