Comey (ex Fbi): “Trump ricattabile da Mosca”. Siria, tensioni con la Francia

16 aprile 2018, di Mariangela Tessa

Donald Trump “non è moralmente idoneo” a fare il presidente degli Stati Uniti” e “potrebbe essere vulnerabile a un ricatto della Russia”. È l’attacco duro dell’ex numero uno dell’Fbi, James Comey, che ieri nella sua prima intervista televisiva da quando è stato licenziato dal tycoon (maggio 2017 ndr), non risparmia critiche all’inquilino della Casa Bianca.

“Il nostro presidente deve aderire e incarnare e avere rispetto per i valori che sono sono alla base di questo Paese. Il più importante è la verità. E questo presidente non è capace di farlo. E’ moralmente inadatto per essere presidente”, ha affermato l’ex direttore dell’Fbi intervistato dalla Abc, aggiungendo che Trump è “un bugiardo seriale”.

Comey sottolinea inoltre i rischi per gli Stati Uniti durante la sua presidenza

“E’ un momento pericoloso per il nostro Paese”, sostiene ancora James Comey che torna a paragonare Donald Trump a “una foresta in fiamme”.Può fare enormi danni, può fare danni ai valori fondanti del nostro Paese come la verità”.

Non mancano riferimenti al rischio che Trump sia ricattabile da Mosca. Il riferimento di Comey è al famigerato dossier di Cristopher Steel, l’ex spia britannica che per contro della campagna di Hillary Clinton raccolse informazioni sul tycoon in Russia, alcune delle quali molto imbarazzanti.

Tra queste spicca quella relativa a un presunto video che sarebbe in possesso delle autorità russe in cui si vede Trump nel 2013 in un hotel di Mosca con alcune prostitute che urinano sul letto dove avevano dormito l’ex presidente Barack Obama e sua moglie Michelle. “Io non so se Trump sia stato con delle prostitute che urinavano una sull’altra”, ha detto Comey: “E’ possibile, ma non lo so”.

“Trump tratta le donne come se fossero semplice carne“, ha proseguito l’ex numero uno dell’Fbi,  che nelle sue memorie, in uscita questa settimana, paragona il tycoon a un “boss mafioso”.

Le dichiarazioni di Comey sono destinate ad alimentare la già crescente tensione intorno all’inchiesta sulle interferenze elettorali russe e sull’eventuale intervento di Mosca nella campagna elettorale del presidente repubblicano.

Ma non è solo il caso Comey a creare grattacapi al presidente Usa. Anche sul fronte estero le cose non si mettono bene. Dopo l’attacco missilistico in Siria, si aprono le prime crepe nell’alleanza fra il presidente statunitense Trump ed il capo dello Stato francese Macron, dopo una lunga intervista di quest’ultimo in Tv alla quale ha replicato – smentendone alcune affermazioni – l’inquilino della Casa Bianca.

L’operazione è riuscita sul piano militare, i missili hanno raggiunto gli obiettivi, è stata distrutta la loro capacità di produrre armi chimiche. E da parte loro non c’è stata nessuna vittima”: queste le prime parole del presidente francese, Emmanuel Macron, nell’intervista di circa 2 ore in diretta tv, cominciata sul tema dei raid in Siria.

“La decisione di intervenire è stata presa domenica scorsa – ha aggiunto Macron -, 48 ore dopo le prime identificazioni dell’uso di armi chimiche nella Ghuta orientale”.

Dichiarazioni in contrasto con quelle della portavoce della Casa Bianca ha precisato che:

“il presidente Trump è stato chiaro affermando che vuole un ritorno a casa delle forze americane in Siria”, e si aspetta che i partner regionali e gli alleati degli Stati Uniti “si assumano una maggiore responsabilità sia militare che finanziaria, per mettere in sicurezza la regione”.

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