Come la Francia ha assunto il controllo del sistema finanziario italiano

5 dicembre 2017, di Alessandra Caparello

Nel corso degli anni l’Italia è stata letteralmente svenduta  e una parte importante dell’industria del nostro paese sta andando all’estero.

Basti pensare alla vicenda che riguarda la Telecom, la più grande azienda di telecomunicazioni che passa in mano ai francesi di Vivendi che con appena il 23,9% controlla la società italiana. All’estero è stata trasferita parte della memoria industriale italiana come Fiat, Lamborghini Ducati, Pirelli e ancora Alitalia, fino alle sorgenti Panna, Levissima, SanPellegrino, le eccellenze alimentari Locatelli, Invernizzi, Parmalat, Galbani, lo spumante e il cioccolato, e nel lusso brand come Krizia, Valentino, Richard Ginori, fino alle nostre bellezze paesaggistiche con la Costa Smeralda in mano agli arabi del Qatar.  In trattativa la cessione dell’Ilva di Taranto, dopo anni di querelle e un’infinità di decreti in deroga alle autorizzazioni ambientali, agli indiani di Mittal.

Nella puntata di Report del 4 dicembre si parla proprio di questo, dei pezzi dell’Italia svenduti con particolare focus sulla vicenda Fincantieri, azienda pubblica, che quando cerca di ingrandirsi e firma un contratto per assorbire i cantieri navali francesi, di Saint Nazarie, la politica d’oltralpe blocca tutto.

In questi anni proprio i francesi hanno preso il controllo di alcune banche.  Bnl è della francese Bnp Paribas, Cariparma di Credit Agricole e ora hanno messo le mani pure sul Creval. L’ad di Unicredit   è il francese Mustier, multato dalla Consob d’oltralpe per insider trading, e insieme a Vincent  Bollorè, patron di Vivendi ha il 16% di un patto di sindacato che possiede a sua volta il 28% di Mediobanca e quindi ne controlla la Governance. E Mediobanca a sua volta col 13% controlla il nostro più grande gruppo assicurativo, Generali, il cui top manager  è il francese Donnet.

“Ne discende che 3 francesi, Mustier, Bollorè e Bonnet,  hanno in mano parti strategiche del sistema  finanziario italiano (…) Possono conoscere la solidità e le criticità delle nostre aziende, e se c’è qualcuna da scalare. Chi appoggiano? Gli viene meglio se parla la stessa lingua”.

 

 

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