Cir, tutti i vantaggi per chi “scommette sull’Italia”

3 ottobre 2018, di Alberto Battaglia

I Conti individuali di risparmio (Cir) sono destinati a fare il paio con i Pir già introdotti con successo dalla gestione Padoan. Ad accomunarli è il principio di fondo: incentivare, tramite sgravi fiscali, l’afflusso di risparmio privato verso target particolarmente strategici per l’economia italiana. Se, però, i Pir puntavano a favorire la capitalizzazione delle imprese italiane medie e piccole, i Cir porteranno i piccoli risparmiatori a acquisire una fetta più consistente del debito pubblico italiano (attualmente solo il 6% è detenuto dalle famiglie italiane).

I dettagli definitivi non sono ancora noti, ma sembra ormai chiara l’intenzione di includere i Cir già nella prossima Legge di bilancio. A confermare alcuni aspetti dell’operazione è uno dei “volti economici” della Lega, Armando Siri, in un’intervista rilasciata al Sole 24 Ore.

I Cir, secondo quanto anticipato sinora, saranno dei titoli offerti dalle banche che avranno come sottostante Btp o altre obbligazioni governative. Ogni persona fisica potrà sottoscrivere una quota fino a 3mila euro godendo dei seguenti vantaggi, se mantenuti fino a scadenza:

  • Deduzione del 23% sull’investimento, sottraendo fino a 690 euro dal reddito imponibile.
  • Esenzione sulle rendite finanziarie, che nel caso dei titoli di stato italiani sarebbe del 12,5%.
  • Il titolo potrà essere acquistato esentasse, con un tetto ai costi di amministrazione, gestione e consulenza allo 0,15% dell’investimento.
  • I Cir non saranno pignorabili o sequestrabili.

Le banche, in occasione delle prossime emissioni di Btp, potranno decidere di acquistare una componente di titoli da “rivendere” sotto forma di Cir. Da ogni conto individuale di risparmio, secondo quanto anticipato da Siri, sarà possibile risalire all’infrastruttura finanziata, permettendo così ai risparmiatori capire come siano stati impiegati nel concreto i fondi erogati.

La scommessa del governo sarebbe dunque quella di ottenere un nuovo bacino di compratori potenziali del debito pubblico, anche per affrontare con maggiore serenità la fine del Quantitative Easing della Bce. Il governo punta a impacchettare nei Cir 15 miliardi di euro di titoli pubblici, puntando così a raccogliere l’adesione di 5 milioni di piccoli risparmiatori.

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