Cina: Paulson, trattativa bilaterale in salita

15 dicembre 2006, di Redazione Wall Street Italia

Inizia in salita la missione di Henry Paulson nel Celeste Impero. Il segretario al Tesoro americano dà il via ufficiale al primo round del vertice semestrale Usa-Cina, affermando come le trattative dovranno portare a “risultati tangibili” per superare il protezionismo commerciale. Parole, queste, che non sono però particolarmente piaciute al vice premier cinese, Wu Yi, il quale, in un comunicato, dichiara come “gli amici americani non solo hanno una limitata conoscenza della realtà cinese, ma la ostentano. Ciò non porterà a sviluppi significativi delle nostre relazioni bilaterali”. Con questo presunto errore di comunicazione Paulson sembra tradire un certo nevosismo a causa delle altissime aspettative che Governo e lobby Usa nutrono nei suoi confronti. Secondo alcuni osservatori, non è però escluso che si tratti di una strategia da parte dello stesso Paulson. Tanto che, incassata la reazione cinese, sottolinea come “sarebbe davvero strabiliante se avessimo significati tangibili dopo il primo incontro”. Da ex numero uno della banca d’affari Goldman Sachs, una delle prime a sbarcare in Cina, Paulson conosce bene la realtà locale e quindi sa bene che a dover essere battuta è la strada della tempistica, ovvero quella di portare Pechino a rispettare una precisa tabella di marcia condivisa sulle questioni del cambio, sussidi all’export e tutela del marchio e brevetti. Le trattative si preannunciano dunque lunghe ed estenuanti. Tra i temi caldi vi è naturalmente quello dello yuan considerato dalle comunità internazionali imprenditoriale e finanziaria ancora sottovalutato, sebbene ieri la divisa cinese abbia toccato il massimo storico nei confronti del dollaro Usa dal 21 luglio 2005, giorno della prima rivalutazione decisa dal Governo di Pechino, a quota 7,822.

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