Cina: 3 Italia più alto investimento estero

29 novembre 2006, di Redazione Wall Street Italia

Hutchison Wampoa “ha investito a oggi 10 miliardi di euro in 3 Italia. Si tratta del più grosso investimento estero in Italia dai tempi del piano Marshall”. Lo afferma Vincenzo Novari, amministratore delegato di 3 Italia, ritirando il premio Leone d’Oro nel corso della prima edizione dei China Awards, istituiti da Mf-Milano Finanza, testata del gruppo Class Editori e la Fondazione Italia-Cina e destinati agli operatori italiani e cinesi che meglio colgono le opportunità nel Celeste Impero.
Novari, dopo avere ringraziato Franco Bernabé, anch’egli premiato nel corso della serata di due giorni fa, ricorda che è l’attuale vicepresidente Europe di Rothschild a farlo entrare nel mondo delle telecomunicazioni “quando mi assunse in Andala”. Novari, sottolineando per l’azionista di riferimento cinese la fiducia conta più di ogni altra cosa, spiega che “con un controllore cinese si lavora quasi meglio che con un controllore italiano”.
Il console generale della Repubblica Popolare Cinese, Zhang Limin, nel corso della cerimonia di premiazione dei China Award ricorda che “nel 2006 si prevede di superare i 20 miliardi di dollari di interscambio”, in merito all’ammontare degli scambi fra Italia e Cina.
Circa all’interesse delle istituzioni finanziarie italiane per la Cina, Bernabé osserva che “c’è molta attenzione da parte degli italiani e forse, guardandolo dal punto di vista internazionale, direi che le grandi istituzioni finanziarie italiane si stanno muovendo”. Rothschild assiste lo spagnolo Bbva nell’operazione di sbarco sul mercato cinese. “Questo di Bbva – ricorda Bernabé – è stato un grosso successo. Sono molto contento di avere fatto questa operazione e Bbva si è mossa molto bene forse prima degli altri, però anche le grandi banche italiane stanno guardando con molta attenzione e direi che i risultati ci saranno, più di tante altre istituzioni europee. Vedo la posizione dell’Italia molto forte”.
Riguardo alle sue esperienze in Cina, Bernabé ricorda la sua lunga militanza nel board di “Petrol China, che oggi è la più grossa società per capitalizzazione in Asia, più grossa di Toyota. Sono stato rinnovato tre volte nel consiglio di amministrazione – aggiunge – e l’ultima volta sono stato rinnovato pochi mesi fa. Quindi non solo sono italiano in un board cinese, ma sono anche il più vecchio membro del consiglio di Petrol China dalla sua privatizzazione. E’ stata un’esperienza davvero interessante, perché ho visto la trasformazione di questa società, che è un gigante perché ha il doppio delle dimensioni di Eni o forse più del doppio, dipende dai parametri che si usano. Ho visto questa trasformazione dal 2000, quando è andata in quotazione fino ad oggi ed è una società che non ha niente da invidiare alle grandi realtà internazionali, in termini di governance, in termini di comportamenti e di processi decisionali”.
Cesare Romiti, presidente della Fondazione Italia-Cina, torna a spronare le banche italiane a entrare nel mercato cinese. “E’ importante – afferma – che nel campo finanziario si sono mosse le assicurazioni. Le Generali oggi hanno una posizione importante in Cina. Le banche invece devono avere ancora il coraggio di muoversi e adesso che stanno aumentando la dimensione qua in Italia è probabile che lo facciano”.
La prima edizione degli Awards, che premiano gli operatori italiani e cinesi che sono in grado di cogliere le migliori opportunità nell’altro Paese, simboleggia, secondo Romiti, il punto di non ritorno per i pregiudizi contro il Paese asiatico. “Io – spiega – credo che l’Italia ha scoperto da poco la Cina, perché c’è questa propaganda contro. Ha scoperto che la Cina è in realtà una cosa enorme e che non è un pericolo, ma un’opportunità enorme, soprattutto pensando a che mercato c’è in Cina, non pensando di andare in Cina per produrre a prezzi più bassi, con costi inferiori, ma perché è un mercato di consumo enorme”.
Riguardo all’eventualità, paventata da alcuni economisti, che i bassi costi che caratterizzano il mercato cinese, uno dei motivi di attrattiva della Cina, possano aumentare nel prossimo futuro, Romiti spiega che “ci sarà anche lì l’aumento, perché oggi si beneficia di una situazione particolare; però prima che aumentino i costi c’è tempo di entrare nel mercato”. Anche i timori che ormai i costi di accesso al mercato cinese possano essere divenuti troppo elevati per le aziende italiane sono, secondo Romiti, eccessivi. “La Cina – ricorda – conta 1,3 miliardi di abitanti, con un reddito inferiore rispetto a quelli europei; di questi ancora un miliardo sono occupati nell’agricoltura”. Il mercato, conclude, è comunque enorme.

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