Catalogna al voto a dicembre, leader rischia 30 anni di carcere

30 ottobre 2017, di Daniele Chicca

Dopo che la Spagna ha assunto il controllo della Catalogna, gli indipendentisti e amministratori della regione con mire secessioniste potrebbero essere incriminati di rivolta contro lo stato. Il primo a finire sul banco di imputati è il presidente della Catalogna Carles Puigdemeont, che rischia 30 anni di carcere (la pena massima prevista per gli atti di ribellione).

Un giudice dovrà decidere se ci sono le basi per portare avanti il caso mosso dalla procura contro il presidente regionale ribelle, allontanato dopo che il governo del premier Mariano Rajoy ha invocato l’articolo 155 della costituzione e sciolto il parlamento catalano.

La Corte costituzionale spagnola deve esprimersi per stabilire se la dichiarazione di indipendenza del parlamento catalano viola la legge della costituzione del 1978, la quale proibisce alle regioni spagnoli di decidere la separazione dalla nazione in maniera unilaterale.

Mentre dagli ultimi sondaggi emerge che il popolo catalano è schierato a maggioranza a favore della decisione delle autorità centrali di indire nuove elezioni regionali, le strade di Barcellona sono state riempite da catalani filo repubblicani che osteggiano la spinta indipendentista. In centinaia di migliaia hanno manifestato la loro lealtà al governo centrale di Madrid.

Sui mercati finanziari le Borse mondiali si sono issate sui massimi di sempre, approfittando della ripresa del mercato spagnolo. Dopo che il governo di Madrid ha commissariato la regione con mire secessioniste della Catalogna le tensioni sui mercati finanziari si sono placate.

Un sondaggio pubblicato nel fine settimana ha allentato le tensioni sull’annosa questione della secessione e del possibile smembramento non solo della Spagna ma di tutta l’Unione Europea. Dalla rilevazione è emerso che gli indipendentisti, alla guida di un governo di minoranza in Catalogna, potrebbero perdere la maggioranza alle elezioni regionali previste a dicembre. Lo smembramento non solo della Spagna ma di tutta l’Unione Europea si fa meno probabile.

L’indice paneuropeo dell’area euro è in progresso dello 0,2% avvicinandosi ai massimi di dieci anni. A Madrid gli acquisti premiano in particolare le banche catalane. Banco Sabadell guadagna il 3,7% (dopo il calo di quasi il -5% di venerdì scorso) mentre un’altra banca catalana, Caixabank, fa un balzo di oltre il 4%. Gli altri istituti di credito quotati a Madrid sono in progresso, ma con guadagni più timidi: Santander +1,6% e Bbva +1,7%, con Bankia e Bankiter che segnano progressi del 2%.

L’indice MSCI delle Borse mondiali, che rispecchia l’andamento di 47 listini azionari, sale dello 0,2% portandosi sui massimi di sempre. L’indice di riferimento ha fatto un balzo del 17,7% quest’anno e di questo passo si appresta a mettere a segno il risultato più positivo dal 2013. Sul Forex l’euro risale dai minimi di tre mesi (+0,2% a quota $1,1635).

Il presidente della Catalogna Carles Puigdemont

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