Catalogna: indipendenza aprirà vaso di Pandora in Europa

25 ottobre 2017, di Alessandra Caparello

MADRID (WSI) – Il pugno duro del primo ministro spagnolo Mariano Rajoy nei confronti della Catalogna sta suscitando non poche perplessità all’interno del gruppo dei suoi alleati. Il più grande partito all’opposizione nel Parlamento spagnolo ha sostenuto Rajoy e il suo governo finora, ma ha espresso preoccupazioni su un aggravio inutile del braccio di ferro in corsa con Barcellona.

Alla fine i socialisti, ago della bilancia per le sorti del governo conservatore di Mariano Rajoy, hanno deciso di schierarsi con il premier sulla questione catalana. Secondo fonti da Madrid, Pedro Sanchez, il segretario del Psoe, ha deciso di appoggiare l’esecutivo nella richiesta di commissariamento della regione della Catalogna. Rajoy ha tenuto una serie di incontri non solo con il leader socialista Sanchez, ma anche con Albert Rivera di Ciudadanos – partito conservatore favorevole alla linea dura – prima di decidere di utilizzare i poteri di cui all’articolo 155, una norma cui la Spagna non aveva mai fatto ricorso prima d’ora.

Tuttavia Sanchez ha detto a Rajoy nei loro colloqui che i socialisti non lo avrebbero sostenuto utilizzando l’articolo 155 se il governo catalano decidesse di ritirarsi dalla sua pretesa di indipendenza. L’attivazione dell’articolo 155 della Costituzione spagnola contro la Catalogna con il sostegno a Madrid del Psoe ha provocato una frattura all’interno del partito socialista catalano (Psc), come riferisce La Vanguardia. Diversi esponenti del partito fra cui l’ex-segretario Raimon Obiols e l’ex-candidata alla segreteria Nuria Parlon hanno chiesto al leader del Psc Miquel Iceta di opporsi al commissariamento duro deciso da Madrid.

Intanto oggi è attesa la riunione del governo catalano e i separatisti decideranno se dichiarare l’indipendenza. Un voto del Senato atteso per il giorno seguente probabilmente concederà a Rajoy l’autorità che sta cercando per la sua repressione. Se l’indipendenza sarà proclamata, come sembra, “verrà aperto il vaso di pandora dello smembramento d’Europa”. Secondo quanto dichiarato a France 2 dall’ex primo ministro francese Manuel Valls, di origini catalane, lo smembramento di uno Stato come la Spagna significa anche un progressivo smembramento dell’Europa”.

I separatisti catalani stanno pianificando di mobilitare uno scudo umano per bloccare il tentativo autoritario di Madrid di assumere il controllo della regione ai sensi dell’articolo 155. I ribelli sperano di poter eludere l’articolo 155 convocando all’ultimo minuto le elezioni regionali. Ma i sostenitori della linea dura non sarebbero d’accordo. Gli ultimi sondaggi pubblicati da La Vanguardia, peraltro, dicono che l’esito di un eventuale voto sarebbe simile a quello delle ultime elezioni e darebbe il potere in mano a un esecutivo di minoranza con il partito dei separatisti a governare.

Processo di integrazione a rischio, cittadini euroscettici e apatici

Dopo la crisi del debito sovrano ora l’Europa attraversa una crisi di identità e politica. In Grecia, per salvare le banche francesi e tedesche l’UE ha dato la sua benedizione a una serie di pacchetti di aiuti esterni che ha significato misure di austerity lacrime e sangue nel paese. Per una questione morale si è fatto finta che il debito più grande d’Europa fosse sostenibile, in un paese i cui sistemi amministrativo e giuridico deboli tuttora impediscono una ripresa dell’economia.

Intanto in Italia, stando ai sondaggi, l’euroscetticismo è ai massimi storici, in Polonia, Repubblica Ceca e Ungheria sono saliti al potere partiti populisti o “illiberali”. Persino la Germania deve vedersela con divisioni interne sempre maggiori. Avendo perso un quinto dei voti nelle ultime elezioni Federali, la cancelliera Angela Merkel dovrà scendere a patti con il partito dei Liberali che negli ultimi anni ha assunto una linea politica sempre più nazionalista, anti europea e protezionista.

Anche se i partiti euro scettici non dovrebbero riuscire a governare nei grandi paesi d’Europa (nemmeno in Italia se ci si basa sulla nuova legge elettorale Rosatellum Bis), l’UE più che un’ostilità insormontabile deve far fronte a un”indifferenza ostruzionistica”, come la definisce su Project Syndacate Daniel Gross, direttore del Centro degli Studi Politici Europei di Bruxelles. Questo contesto non promette bene per l’Europa e rischia di mandare all’aria il progetto di integrazione.

Se gli stati membri sono sempre più preoccupati dai conflitti interni, il processo di rafforzamento dell’unione europea passa un secondo piano, quando invece dovrebbe essere la priorità. I leader Ue che ancora credono di poter fare progressi non possono più contare sul ragionamento, utilizzato molto durante la crisi finanziaria, secondo il quale non ci sono valide alternative. “Non c’è più il consenso sull’integrazione che c’era nei primi anni”.

Se le autorità europee vogliono fare passi in avanti nel processo di un’unione più salda verso una maggiore integrazione, secondo Gross i leader dei governi degli Stati membri “dovranno trovare un nuovo modello che superi la crescente apatia dei cittadini” e che possa risvegliarli dal torpore.

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