Casinò Saint-Vincent, si rischia altro caso Alitalia

19 maggio 2017, di Daniele Chicca

Il braccio di ferro per la sopravvivenza finanziaria del Casinò di Saint-Vincent non è solo quello tra azienda e sindacati, ma anche quello intestino all’interno della stessa società. E il caso è diventato anche politico. Se nel disegno di legge sulle disposizioni urgenti per il finanziamento del piano di ristrutturazione aziendale non ci sarà un emendamento che fermi la procedura di licenziamento collettivo dei 264 dipendenti del gruppo, le organizzazioni dei lavoratori bloccheranno tutto, un po’ come avvenuto per Alitalia.

Nel commentare lo stato della trattativa tra impresa e sindacati sul piano di risanamento del gruppo Casinò de la Vallée spa l’amministratore unico della casa del nord ovest d’Italia, Giulio Di Matteo, ha detto che si augura che non si ripeta quanto successo con Alitalia. I sindacati si sono detti pronti a scioperare e a non collaborare.

“Un caso Alitalia l’abbiamo già avuto, e se non hanno la volontà di replicarlo in Val d’Aosta i sindacati hanno qui una bella chance per dimostralo, e dimostrare di avere, oggi, in Italia, un ruolo importante per tutelare il bene dei loro iscritti; dopodiché, se invece loro vogliono fare politica, beh, io non voto in Valle d’Aosta”.

I sindacati chiedono che venga ritirata la procedura sui licenziamenti collettivi. È “la base dalla quale partire per una trattativa seria e serena“, secondo Jean Dondeynaz, segretario regionale della Cisl, ascoltato in quarta commissione sul piano di ristrutturazione aziendale del casinò valdostano e sul disegno di legge di finanziamento alla casa di giochi d’azzardo.

Sempre in tema di licenziamenti, Claudio Albertinelli del Savt ha detto che “al ricatto non ci stiamo. Nessuno di noi ha detto che non si deve intervenire, ma c’è modo e modo” per farlo.

Il piano non incontra il favore nemmeno delle autorità politiche ed è stato bocciato dall’Union valdôtaine, secondo cui “a giugno servono altri soldi”. Il capogruppo Ego Perron ha definito il piano un intervento che non è risolutivo ma solo una cura temporanea. Il suo partito si prepara quindi a non votare il pacchetto in aula, come anticipato dallo stesso Perron a margine delle audizioni in corso in quarta commissione.

“Il nostro voto – ha spiegato Perron – non può essere favorevole faremo ancora degli approfondimenti, dichiareremo in aula la nostra intenzione ma siamo molto perplessi sulla proposta che viene avanzata”. Si tratta di un “intervento non risolutivo”. “Secondo quanto riferito dal collegio dei sindaci la prima tranche verrà assorbita subito dalle procedure per la legge Fornero e a giugno ci sarà bisogno di altro denaro”.

La situazione si sta surriscaldando con il passare dei giorni e a sembrare molto divise non sono soltanto le parti sociali ma anche i vertici della società e la minoranza. Di Matteo ha parlato per esempio di “sorrisetti dei consiglieri di minoranza” nella fase di illustrazione del piano di rilancio. La minoranza ha così ribattuto: “Ad ogni reazione corrisponde un’azione” quindi “i contenuti del Piano ritenuti da Di Matteo prudenti e seri non devono esserlo sembrato poi troppo ai commissari dei gruppi emanazione delle nostre forze politiche”.

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