Caro-spread si abbatte sulle banche: persi 36 miliardi

12 ottobre 2018, di Alessandra Caparello

Ufficialmente viaggia sui 300 punti base ma per le banche la realtà è ben diversa e la cifra che si aggira sul comparto bancario è da maxi-spread qualcosa come 771 pb in più rispetto ai numeri attuali. Lo scrive Luca Davi su Il Sole 24 ore dove parla di numeri visti neppure nel novembre del 2011, all’apice della crisi del debito che portò alla caduta del governo Berlusconi e all’insediamento dell’Esecutivo tecnico guidato dal professor Mario Monti.

Ma perché le banche soffrono così tanto nel momento in cui il differenziale di rendimento tra il decennale benchmark italiano (Isin IT0005340929) e il Bund benchmark, viaggia sui 300 pb? A pesare in parte il caro –spread ma soprattutto gli effetti a catena che l’ampliamento del differenziale genera.

Il Sole 24 Ore si riferisce alle proiezioni di Giovanni Razzoli, analista di Equita Sim che spiega il meccanismo con cui lo spread sui BTp si trasferisce sui patrimoni degli istituti bancari.

Ogni deprezzamento dei bond governativi riduce il valore dell’intero portafoglio detenuto dagli istituti che devono fare il mark-to-market ogni fine trimestre.  E così viene intaccato il cosiddetto Cet 1 ratio, ovvero l’indice patrimoniale per eccellenza che infatti è sceso in media di circa 42 punti base.

Dal 17 maggio giorno della circolazione della prima bozza del contratto di governo giallo-verde sulla borsa sono cadute vendite a pioggia e la capitalizzazione del settore bancario si è prosciugata di un terzo, il 31,2%. Così Mps ha perso il 40% (-1,47 mld di euro), Credem il 22% (-494 mln), Intesa Sanpaolo il 35% ( 17 mld) e Unicredit il 30% (11 mld). In valori assoluti, le banche italiane hanno visto andare in fumo 36 miliardi di euro.

“Il mercato sta scontando qualcosa in più rispetto allo spread, ma che ad esso è direttamente collegato”.

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