Carige: aumento in bilico, l’ultima parola spetta a Draghi

23 novembre 2017, di Alessandra Caparello

MILANO (WSI) – Ancora nell’occhio del ciclone Banca Carige il cui salvataggio è appeso ad un filo che prende il nome di Creditis.

Condizione vitale per il salvataggio dell’istituto ligure è proprio la cessione della società di credito al consumo come ha dichiarato la stessa banca in apertura di borsa.

“In data 22 novembre 2017 (ieri, ndr) uno degli offerenti coinvolti nella procedura competitiva indetta dalla Banca per la cessione di Creditis ha rinunciato alla condizione, che prevedeva l’accettazione della sua offerta vincolante entro il 22 novembre 2017, contenuta nell’accordo di subgaranzia di prima allocazione sottoscritto con Equita Sim, eliminando il relativo riferimento ferme restando le altre condizioni ivi previste”.

Nel prospetto informativo sull’aumento di capitale si faceva riferimento proprio all’obbligo di cedere la società ma tale possibilità è venuto meno. L’offerente che ha rinunciato è Christofferson Robb Company (Crc) e ora la nuova data chiave per la cessione della controllata attiva nel credito al consumo è  martedì prossimo 28 novembre.

“Su Creditis l’altra notte abbiamo ricevuto le offerte, tre offerte vincolanti. Al momento ne abbiamo selezionata una che è estremamente importante, di un fondo internazionale su cui nei prossimi giorni ragioneremo per portare al cda la proposta di un’esclusiva definitiva entro martedì”.

Così l’ad di Carige Paolo Fiorentino che come scrive Il Secolo XIX, si dice pronto a investire nella banca che è riuscita a ottenere il via libera all’aumento di capitale da 560 milioni che costa nel complesso 51,7 milioni , quasi il 10%, il prezzo stimato delle spese, inclusivo delle commissioni da riconoscere ai membri del consorzio di garanzia e a Equita Sim, al lordo dell’effetto fiscale (14,7 milioni). Sempre dal prospetto informativo emergono alcuni fattori di rischio legati a tre ispezioni della Vigilanza in corso in Banca Carige.

“È attualmente in corso da parte della Bce la seconda fase di valutazione dell’attuazione dell’IFRS9. Non ci sono ancora risultati definitivi sulla revisione della profittabilità e del modello di business e dell’ispezione in loco sull’accuratezza del calcolo della posizione patrimoniali”.

Ciò significa che, nonostante l’aumento in corso, la Bce potrebbe richiedere ulteriori iniezioni di capitale se le azioni previste dal nuovo piano industriale dovessero rivelarsi insufficienti a fronteggiare le criticità segnalate. Ieri i titoli Carige nel primo giorno di aumento hanno perso il 6,61% e dopo aver chiuso in calo, anche stamani continua a perdere terreno e a metà seduta cala dell’1,77%.

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