Canada, crisi in stile 2008 dietro l’angolo

3 luglio 2017, di Daniele Chicca

L’indebitamento netto delle famiglie e delle imprese in Canada continua a crescere e il rialzo degli interessi sui mutui avrà conseguenze negative sull’economia e il settore immobiliare del paese nordamericano. Siccome il costo del debito sta salendo, saranno sempre meno le persone che potranno permettersi un prestito immobiliare e le banche imporranno tassi sempre più alti, in un ciclo vizioso in cui le condizioni creditizie si faranno più dure.

Il prezzo delle case è destinato quindi ad attraversare una fase di stallo sul breve termine, e con ogni probabilità a scendere in un secondo momento. Dopo tutto, a meno che gli acquirenti stranieri non entrino nella partita per colmare il vuoto lasciato dai canadesi, il numero di potenziali acquirenti di case nel mercato immobiliare calerà.

Anno dopo anno, trimestre dopo trimestre, il livello di indebitamento dei nuclei familiari sta crescendo sia in termini assoluti che relativi. Il risultato è che il debito netto sta salendo progressivamente rispetto al Pil.

Se confrontato con il reddito disponibile dei cittadini, il debito netto arriva a una percentuale del 170%. È un tasso che si può paragonare a quello tra debito netto ed EBITDA delle società e un valore così elevato significa solo una cosa: prima di liberarsi delle passività accumulate le famiglie dovranno spendere in media 21 mesi del loro intero reddito a ripianare debiti.

La banca centrale ha ragione quando dice che “le vulnerabilità dei nuclei familiari sono aumentate“. La popolazione è sempre più indebitata, il mercato immobiliare è sopravvalutato, mentre il prezzo del petrolio e delle materie prime rimane molto basso: è una miscela di fattori che preoccupa e alimenta tra economisti e politici il timore che si possa ripetere la crisi subprime che ha colpito gli Stati Uniti nel 2008.

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