Brexit, UK: austerity per colmare buco bilancio da £20 miliardi

30 ottobre 2017, di Daniele Chicca

Il popolo inglese dovrà rassegnarsi al rigore e l’austerità. Il governo è stretto tra due fuochi: vorrebbe spendere ma non può permetterselo: ha le mani legate dall’incertezza sul futuro della Brexit e dal calo della produttività. Secondo l’istituto degli studi fiscali britannici, il governo del Regno Unito dovrà fare i conti con un buco di bilancio di 20 miliardi di sterline da colmare e questo dovrebbe affossare le ultime speranze di un piano di budget espansivo.

Non è solo la Brexit a impattare negativamente sui conti pubblici, come sottolinea l’IFS, ma sicuramente è uno dei fattori che influiscono più negativamente. Secondo i calcoli dell’istituto di ricerca il deficit sarà ancora dell’ordine dei 36 miliardi di sterline entro la fine dell’esercizio fiscale 2012-2022. Si tratta di una cifra più che doppia rispetto alle previsioni di inizio anno (£17 miliardi).

Il governo inglese guidato da Theresa May non ha alcun margine di manovra per poter ridurre il carico finale e alimentare la spesa pubblica nella speranza di rilanciare l’economia afflitta dalle incertezze legate al futuro del Regno Unito dopo la Brexit. Secondo Michael Bloomberg, ex sindaco di New York, a parte l’elezione di Trump alla presidenza degli Stati Uniti, la Brexit è stata “la cosa più stupida” che un popolo abbia mai fatto.

I problemi economici principali di Londra riguardano la produttività e questo implicano che la crescita difficilmente sarà robusta come sperava il governo e questo non farà che rendere più complicata l’operazione di riduzione del deficit. Come se non bastasse la Banca d’Inghilterra si appresta a riportare i tassi di interesse allo 0,5% a novembre.

L’analisti molto critica dell’IFS non fa che aumentare le pressioni sul Cancelliere dello Scacchiere Philipp Hammond, il capo del Tesoro britannico. Hammond, ministro del governo conservatore, è in trappola. Gli obiettivi fiscali del governo cozzano con gli appelli a investire per rilanciare l’economia e impedirne un ulteriore deterioramento.

Hammond presenterà il piano di bilancio il prossimo 22 novembre e la nube di incertezza su quali saranno gli accordi che Londra stingerà con Bruxelles continuerà probabilmente a offuscarne i piani. “È difficile immaginare un modo – osserva l’IFS – con cui il Cancelliere possa mantenere la credibilità dei suoi obiettivi fiscali e allo stesso tempo rispondere con efficacia alle richieste sempre più insistenti di spesa pubblica”.

Alla radice del dilemma corneliano del Tesoro britannico c’è l’ammissione fatta dall’ufficio economico dello stesso governo circa il fatto che difficilmente i livelli storicamente bassi di produttività riusciranno a migliorare. L’Ufficio di Responsabilità di Bilancio ha comunicato che si vedrà costretto a rivedere al ribasso le stime sulla produttività per ora lavorata.

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