Brexit, Ue svela libro bianco: senza diktat per il futuro

1 marzo 2017, di Alberto Battaglia

Piaccia o no la Commissione europea, in una fase politica estremamente delicata per il futuro dell’Ue ha deciso di mostrare un documento programmatico per il 2025 che, di fatto, ha scelto di non scegliere. Il Libro Bianco sul Futuro dell’Europa, per ammissione dello stesso presidente Jean-Claude Juncker non contiene “diktat”: l’avvenire dell’Ue, delineato dal sui esecutivo, prende cinque direzioni molto diverse, dalle più federaliste a quelle più light.

“Respingo l’idea che l’Europa si riduca a una zona di libero scambio ma non vi dirò oggi la mia preferenza. La Commissione non prescrive, non detta e non dà istruzioni. Nessun diktat, ma ascolto” ha detto Juncker durante la presentazione del Libro bianco. “Non sta alla Commissione operare questa scelta in splendido isolamento”.

A discuterne, infatti, saranno i vari Paesi membri dell’Ue, escluso il Regno Unito, che si riuniranno a Roma nel prossimo vertice del 25 marzo. La scelta della Capitale non è lasciata al caso: lo stesso giorno di sessant’anni prima veniva firmato proprio a Roma il trattato che dava vita alla Comunità Europea.

Dopo la Brexit, l’Ue potrà prendere una delle seguenti strade, si legge nel Libro Bianco:

  1. Avanti così. “Nello scenario che prevede di proseguire sul percorso già tracciato, l’Ue27 si concentra sull’attuazione e l’aggiornamento dell’attuale programma di riforme”, si legge nel documento, “l’unità dell’Ue27 è preservata, ma può ancora essere messa alla prova qualora vi siano controversie di rilievo”.
  2. Solo il mercato unico. “L’Ue27 si concentra in misura sempre maggiore su determinati aspetti fondamentali del mercato unico”. In base a questo secondo scenario “manca una volontà comune di agire di più insieme in ambiti quali la migrazione, la sicurezza o la difesa”.
  3. Chi vuole di più fa di più. “In uno scenario in cui l’UE27 continua secondo la linea attuale, ma in cui alcuni Stati membri ambiscono a fare di più in comune, possono emergere una o più ‘coalizioni dei volonterosi’ che operano in comune in ambiti specifici quali la difesa, la sicurezza interna, la fiscalità o le questioni sociali”. “I diritti riconosciuti ai cittadini dalla normativa dell’UE iniziano a divergere a seconda se il paese in cui vivono ha deciso di fare di più”, nota la Commissione.
  4. Fare meno in modo più efficiente. Interessante la prospettiva della retromarcia, che un tempo sarebbe stata un tabù. Qui non viene negato, invece, che l’Ue27 può concentrare “maggiormente la sua azione nei settori prioritari selezionati” con “strumenti più efficaci per attuare direttamente e far rispettare le decisioni collettive, come avviene oggi per la politica della concorrenza o per la vigilanza bancaria”. Ma, soprattutto: “in altri settori l’Ue27 cessa di intervenire o interviene in misura minore”. Quali? Quelli “in cui” l’Ue “viene percepita come portatrice di un valore aggiunto più limitato, o incapace di rispettare le sue promesse. Tra questi figurano lo sviluppo regionale, la sanità pubblica o parti della politica occupazionale e sociale non direttamente collegate al funzionamento del mercato unico”.
  5. Fare molto di più insieme. Quella che un tempo era l’opzione numero uno, testimoniata anche dalla creazione della moneta unica prefigurata da Maastricht, è ora l’ultima opzione: “in uno scenario in cui tutti concordano sul fatto che né l’Ue27 nella sua forma attuale né i paesi europei da soli sono adeguatamente equipaggiati per affrontare le sfide attuali, gli Stati membri decidono di condividere in misura maggiore poteri, risorse e processi decisionali in tutti gli ambiti”. Quali sono i contro? Quello “di perdere la fiducia di quelle parti della società che ritengono che l’Ue manchi di legittimità o che abbia sottratto troppo potere alle autorità nazionali”, si legge nel documento.

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