Brexit, si infiamma battaglia sul “voto significativo”

18 giugno 2018, di Alberto Battaglia

Torna all’esame della Camera dei Lord la battaglia sul Brexit bill, la legge che dovrebbe dare seguito legislativo all’uscita del Regno Unito dall’Ue, dopo il precedente passaggio parlamentare alla Camera dei Comuni che di fatto ha disinnescato l’emendamento chiave proposto dai Lord.

Resta in piedi, infatti, il nodo del “meaningful vote” l’emendamento proposto dai Lord e dai “ribelli” conservatori pro-Ue che garantirebbe al parlamento il potere di votare l’accordo fra Ue e Regno Unito in merito ai termini della Brexit (Brexit deal), divenendo di fatto responsabile delle strategie del Paese – anche e soprattutto nel caso in cui nessun accordo venisse raggiunto con l’Europa.

L’emendamento sul “voto significativo” è stato rigettato dai Comuni (con 324 voti contro 298), ma adesso la Camera di Lord potrebbe avanzare un nuovo emendamento analogo proseguendo il ping-pong legislativo fra le due camere, finché non si troverà un voto condiviso sullo stesso testo.

I conservatori hanno approvato alcune concessioni che avrebbero dovuto accontentare la frangia europeista del partito, ostile alla premier May, ma tali provvedimenti sono stato bollati come “privi di valore” dai cosiddetti ribelli.

La seduta odierna dei Lord potrebbe prolungare lo scontro a distanza con il governo, oppure gettare la spugna sul “meaningful vote”. L’esito più probabile, dati i margini numerici della precedente votazione in merito, è che la Camera alta approvi un nuovo emendamento che vincoli il parlamento a votare l’azione proposta dal governo con poteri pieni e non di considerarla semplicemente “in termini neutrali”, come vorrebbe l’esecutivo.

Se così fosse, ci sarà una nuova resa dei conti alla Camera dei Comuni mercoledì, quando il disegno di legge tornerà al suo esame.

Dominic Grieve, leader della fronda europeista dei tories ha dichiarato che potrebbe “far cadere il governo” se venisse negata una votazione “meaningful”, significativa, rispetto ai termini di uscita concordati con l’Ue. Il timore dei ribelli è che lo scenario di uscita senza accordo con l’Ue possa essere di fatto imposta al parlamento senza questo possa decidere le mosse successive. Compresa l’opzione di un secondo referendum sulla Brexit.

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