Brexit, porta aperta per difesa comune Ue

11 maggio 2018, di Alberto Battaglia

Dopo la Brexit gli accordi militari europei sulla difesa comune potrebbero essere estesi a Paesi anche fuori dall’Unione Europea: i vari ministri degli stati membri discuteranno questa proposta il prossimo giugno. E’ quanto si legge in un documento ottenuto da Politico.
Nel dettaglio, la proposta consentirebbe a paesi terzi di “essere invitati, all’unanimità e caso per caso, dagli stati membri verso un progetto della Pesco ”. La Pesco è la Cooperazione Strutturata Permanente che l’anno scorso ha sviluppato le convergenze militari di 25 stati membri Ue. Attualmente tale cooperazione è applicata in 17 differenti progetti. Ad appoggiare l’ipotesi che alla Pesco possano partecipare anche Paesi esterni all’Ue, come la Norvegia o il Regno Unito post-Brexit, sono 10 stati: Lituania, Estonia, Lettonia, Polonia, Slovacchia, Repubblica Ceca, Bulgaria, Portogallo, Svezia e Finlandia. Più attendiste sarebbero, a quanto risulta dalle indiscrezioni della testata americana, le posizioni di Francia e Germania. Queste ultime vorrebbero, prima di appoggiare tale proposta, dare forma alla Brexit.

 

La possibilità di proseguire progetti militari congiunti con il Regno Unito, al di fuori dalla cornice della Nato, permetterebbe di mantenere un rapporto privilegiato con il Paese che attualmente destina alla difesa le maggiori risorse in tutta Europa. “Alcuni progetti Pesco possono beneficiare della partecipazione di paesi non Ue affinché mettano a disposizione capacità, competenze specifiche o contributi finanziari utili per lo sviluppo o le operazioni”, si legge nel documento citato da Politico.

 

Il segretario alla Brexit del Regno Unito, David Davis, ha affermato che l’Ue è di fronte a una scelta: “Possono trattarci come un paese terzo in base ai precedenti, creando qualcosa che non è all’altezza delle nostre relazioni esistenti, oppure possono adottare un approccio più adattabile in cui raggiungiamo insieme la capacità operativa di cui abbiamo bisogno per affrontare le minacce alla nostra sicurezza condivisa”.

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