Brexit: ora May ha contro anche gli industriali

23 ottobre 2017, di Mariangela Tessa

Senza un accordo urgente sulla Brexit, la Gran Bretagna rischia di perdere posti di lavoro e investimenti. È l’appello lanciato da da una serie di lobby di industriali britannici, tra cui CBI e l’Institute of Directors, che chiedono al capo negoziatore della Gran Bretagna, David Davis, la firma di un accordo di transizione entro l’anno “perché il tempo sta scadendo”.

Mentre un portavoce del governo rassicura che i negoziati stanno facendo “progressi tangibili”, Theresa May sembra vicina a una crisi di nervi. In soli sei mesi, la premier britannica si è trovata di fronte ad un cambio repentino della situazione.

Se prima guidava convinta l’armata britannica della “Hard Brexit” e ascoltava con infastidita sufficienza le raccomandazioni del presidente della Commissione Jean Claude Juncker, adesso il suo atteggiamento si è completamente capovolto: la premier britannica “non ostenta più la propria superiorità, bensì elemosina aiuto”, scrive in un dettagliatissimo retroscena la Faz (Frankfurter Allgemeine Zeitung), autorevole quotidiano tedesco.

Dopo aver “implorato” Juncker di riceverla a Bruxelles con una telefonata all’ultimo minuto (il 16 ottobre scorso, ndr.), May ha fatto capire al suo interlocutore di “non aver più margine d’azione, di essere attorniata da nemici pronti a farla cadere e di avere assoluto bisogno di appoggio da parte degli europei”. Al presidente della Commissione Ue, May è apparsa “scoraggiata, sfiduciata e intimorita”.

“La mimica e l’atteggiamento di May la dicevano lunga – scrive Thomas Gutschker riferendo il racconto di Juncker ai suoi colleghi – Era chiaro a tutti: la premier britannica portava i segni della dura lotta all’interno del suo partito. Sotto gli occhi sono scavate delle profonde borse, come quelle di qualcuno che non dorme da diverse notti. Mai un sorriso sulle sue labbra, se non per i fotografi”. Insomma quella visita a Bruxelles che era stata descritta dai media come “un’offensiva di charme, è stata ben altro: una vera e propria supplica di aiuto”.

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