Brexit, governo: “così ci perdiamo”. Opzione ‘no deal’ ancora sul tavolo

28 novembre 2018, di Mariangela Tessa

Mentre è partito il conto alla rovescia per il voto in Parlamento dell’accordo raggiunto tra Regno Unito e Unione europea sulla Brexit, resta decisamente incerto l’esito finale della partita sul divorzio britannico con l’ipotesi di una hard Brexit che non è ancora del tutto esclusa.

Conferme in questo senso sono arrivate oggi dalle parole del Cancelliere dello Scacchiere (ministro delle Finanze), Philip Anthony Hammond, che, in un’intervista alla Bbc, ha affermato che l’accordo raggiunto con al Ue sulla Brexit è “il migliore possibile” per l’economia inglese.

Secondo Hammond, al contrario un ‘no-deal’ tra Ue e Gran Bretagna, rimane comunque uno scenario possibile e al quale “occorre essere preparati”, avrebbe ripercussioni sull’economia del Regno Unito che entrerebbe in un “territorio inesplorato”.

In particolare, ha detto Hammond, senza una uscita regolata della Gran Bretagna dal mercato comunque si avrebbe un incremento dei prezzi dei generi alimentari in Gran Bretagna.

Intanto un rapporto dello stesso governo dice che con la Brexit il Regno Unito starà peggio. L’addio all’UE recherà danni economici al paese, a prescindere dai termini dell’uscita e dai futuri rapporti con il blocco. I tecnici del governo, insomma, sostengono che uscendo dall’Unione, nel breve-medio termine dal punto di vista economico Londra starà senza dubbio peggio.

E proprio sui costi che il Regno Unito affronterà dal divorzio dall’Unione Europea, secondo il National Institute of Economic and Social Research (Niesr), “la prospettiva è di un calo del 3,9% del Pil britannico entro il 2030, pari a un costo di 100 miliardi di sterline, oltre mille sterline a testa per ogni abitante del Regno Unito”.

“La nostra stima è che se l’accordo proposto su Brexit diventerà realtà, il Pil sul lungo termine subirà un calo del 4% rispetto a se la Gran Bretagna fosse rimasta nella Ue. Questo è equivalente a perdere l’intero contributo annuale del Galles o del settore finanziario a Londra” si legge nel rapporto.

Altre due le ipotesi prese in considerazione. Se la Gran Bretagna restasse a oltranza in un’unione doganale con la Ue, il danno sarebbe minore ma comunque consistente, con un calo del 2,8% del Pil o 70 miliardi di sterline.

Se invece il Parlamento britannico respingesse l’accordo proposto dal Governo e la Gran Bretagna uscisse dalla Ue senza un’intesa, la cosiddetta opzione “no deal”, allora la contrazione del Pil sarebbe del 5,5% o 140 miliardi di sterline.

Ieri intanto la premier Theresa May ha ribadito  che il dibattito per la ratifica di Westminster inizierà il 4 dicembre e durerà una settimana. Il voto in Parlamento è previsto per l’11 dicembre.

 

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