Brexit, May impone suoi diktat a Ue: no a mercato unico

9 gennaio 2017, di Alessandra Caparello

LONDRA (WSI) – La Gran Bretagna lascerà il mercato unico europeo. A ribadirlo il primo ministro inglese Theresa May mentre si cerca un accordo commerciale nel post Brexit che permetta al Regno Unito di continuare a controllare le politiche di immigrazione.

Il premier May ha sostenuto di essere alla ricerca di un accordo su misura con il resto d’Europa soprattutto per agevolare le aziende inglesi con l’uscita dall’Unione europea.

Le linee rosse oltre cui non si può transigere secondo Theresa May sono il controllo dell’immigrazione e la fine della competenza della Corte di europea di giustizia che impone il rispetto delle regole di mercato per 500 milioni di persone. Secondo il cancelliere Philip Hamond, la Gran Bretagna dovrebbe tentare di rimanere almeno in parte membro dell’Ue per quanto riguarda il discorso dogane, quindi per permettere il commercio di beni senza controlli alle frontiere.

Il premier inglese farà scattare la clausola prevista all’articolo 50 del Trattato sull’Ue prima della fine di marzo con un ampio negoziato  ibrido, che combina elementi di mercato unico e di unione doganale.

La scorsa settimana intanto l’ambasciatore del regno Unito presso l’Ue, sir Ivan Rogers ha rassegnato le dimissioni – poi sostituito da un altro diplomatico di carriera, Tim Barrow – affermando che i funzionari inglesi a Bruxelles portano avanti argomenti infondati e confusi riguardanti la Brexit. Theresa May ha respinto però la tesi di sir Ivan:

“Il nostro pensiero non è affatto confuso. Sì abbiamo perso del tempo ma è stato importante per noi per affrontare e guardare al meglio i problemi”.

E mentre prepara l’uscita, il premier inglese pensa ad “alleati” fuori dall’Europa, primo fra tutti il neo presidente Donald Trump con cui, come ha detto la stessa premier, ha avuto “conversazioni positive”, ma al tempo stesso ha denunciato l’atteggiamento sessista del tycoon nei confronti delle donne.

Sterlina a fondo sui mercati

Sui mercati valutari la sterlina accusa il colpo e scivola in area 1,22 dollari. Sono livelli minimi che non vengono testati da fine ottobre. Per alcuni esperti ci stiamo avvicinando a livelli di ipervenduto per altri come quelli di Goldman Sachs la vaaluta britannica scenderà sul prezzo di 1,14 dollari entro fine anno.

Secondo gli analisti finché non ci sarà maggiore chiarezza politica gli investitori continueranno a ignorare i fondamentali. La sterlina non è ancora la divisa più shortata, ma se scivola sotto la soglia di 1,20 dollari potrebbe improvvisamente diventare una ghiotta opportunità di acquisto. Secondo Geoffrey Yu di Axa IM la sterlina ha un valore a lungo termine più alto di euro o peso messicano.

 

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