Brexit, esodo delle banche meno grave del previsto

14 dicembre 2017, di Alberto Battaglia

L’esodo delle banche dalla City di Londra? Ci sarà, ma sarà molto meno consistente rispetto a quanto inizialmente paventato. Secondo quanto stimato dal Financial Times, le maggiori banche internazionali sposteranno meno di 4.600 posti di lavoro da Londra in attesa della Brexit: il 6% del personale complessivo.

 

Le stime sono frutto di una serie di interviste condotte dal giornale a oltre una dozzina di dirigenti appartenenti a 15 fra le maggiori istituzioni finanziarie operanti nella City. Se la cifra fosse questa si parlerebbe di un effetto assai più contenuto rispetto a quello previsto da società di consulenza come Ernst & Young, che aveva recentemente stimato un ricollocamento di 10.500 persone entro il “day one” della Brexit.

“Ogni città cerca di attrarre migliaia di persone, ma queste ultime cosa faranno?”, ha detto un dirigente di una grande istituzione americana, aggiungendo che le migliaia di persone sedute nel proprio ufficio londinese “coprono clienti” che rimarranno per lo più nel Regno Unito. Che senso avrebbe spostarle, insomma.

“Diverse banche affermano di avere in programma di spostare relativamente poche persone nel periodo immediatamente successivo alla Brexit perché ci vorrà del tempo perché le loro operazioni dell’Ue si accumulino”, ha spiegato il Ft. Rob Rooney, Ceo di Morgan Stanley International, ha parlato di una Brexit apparente in una prima fase che durerà “da tre a cinque anni”. Il tempo necessario per iniziare a “dirottare” una quota consistente dei clienti nelle entità Ue costituite dalle banche.

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